Nella Bassa reggiana l’evasione è boom
Su cinque milioni di tributi Tari, Imu e Tasi ne sono stati pagati meno di due. Manghi: «Le leggi penalizzano le riscossioni»
GUASTALLA. L’evasione sui tributi locali Imu, Tasi e Tari è un fenomeno in aumento. Negli otto Comuni dell’Unione Bassa reggiana (Boretto, Brescello, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio e Reggiolo) nel 2017, su 5 milioni di euro da pagare, i contribuenti ne hanno corrisposti poco meno di due, pari a meno del 40%. Questo l’allarmante aspetto emerso dalla conferenza stampa che si è svolta ieri mattina in Provincia, alla quale hanno preso parte il presidente Giammaria Manghi, i sindaci dei Comuni dell'Unione e Giacomo Spatazza, responsabile dell’Ufficio unico dei tributi, struttura giunta al terzo anno di attività. L’istituzione di questo ufficio ha permesso un forte contrasto all’evasione fiscale, grazie all'intensificazione della attività finalizzata all’emersione dell’evasione, sia dal punto di vista dei controlli su Ici, Imu e Tasi, sia per quanto riguarda Tarsu, Tares e Tari, che ha portato a un netto incremento dell’accertato.
Per quanto riguarda le riscossioni, invece, è stato sottolineato che le normative vigenti penalizzano gli enti locali, in particolare quelli virtuosi come le Unione che hanno investito impegno e risorse sulla lotta all’evasione. «Abbiamo implementato le forze dedicate dai singoli Comuni – ha spiegato Manghi, in veste di presidente dell’Unione – fornendo anche al personale l’opportunità di una maggiore formazione di fronte a un panorama tributario che in questi anni è cambiato ripetutamente. Purtroppo questi sforzi importanti non vengono premiati come meriterebbero, in quanto la percentuale dell’incassato rispetto all’accertato, pur più alta rispetto alla media nazionale, è molto bassa. Si pensi che, a fronte di oltre 2 milioni e 800mila euro di accertamenti per Ici, Imu e Tasi, nel 2017, sono stati riscossi soltanto un milione e 111mila euro, mentre per Tarsu, Tares e Tari l’accertato è di 2 milioni e 170mila euro a fronte di un riscosso di 857mila euro».
«Questa situazione – ha aggiunto – è da ricondurre alle normative vigenti, che da un lato prevedono un percorso per la riscossione particolarmente articolato, che consente a chi evade di non versare ciò che deve per anni. In più, per gli enti locali vi è un’ulteriore aggravante: per coprire i crediti di dubbia esigibilità, che in contabilità sono coperti da un fondo rischi creato per evitare l'utilizzo di entrate di difficile esazione, sono chiamati ad accantonare ingenti risorse a garanzia del debito, privando di fatto la comunità di risorse preziose che potrebbero essere investite a beneficio di tutti. Dunque, da un lato i Comuni mettono in campo forza e impegno, ma vengono ostacolati da un meccanismo paradossale». L’“esercito” degli evasori è piuttosto composito: se da un lato c’è chi ha oggettivi problemi economici (le tariffe di Sabar sono comunque le più basse della regione, e i Comuni, di fronte a difficoltà conclamate, possono concedere dilazioni), c’è un alto numero di utenti che evita di pagare, in particolare la Tari, che risulta la tassa più odiata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
