«Non ero evaso, stavo dormendo»
Lo spacciatore si giustifica in aula ma resta agli arresti domiciliari
REGGIO EMILIA. «Ero sotto antibiotici, stavo dormendo e per di più con le cuffie sulle orecchie». Sono queste le giustificazioni portate in udienza dall’albanese al quale la questura contesta l’evasione dagli arresti domiciliari. Due giorni fa gli agenti si sono recati a casa dello spacciatore coperto dalla misura, senza ricevere risposta alcuna al suono del campanello né tanto meno alle insistenti bussate alla porta. L’avvocato Federico De Belvis, difensore del 27enne albanese, ha confermato al giudice Sarah Iusto che non si trattava di un’evasione. Il suo assistito aveva chiamato pochi giorni prima il 118 per un ascesso che era stato curato in ospedale e richiedeva l’utilizzo degli antibiotici. Le medicine avrebbero indotto sonnolenza all’uomo già arrestato, che non si sarebbe accorto degli insistenti richiami degli agenti alla porta della sua casa in via Affarosi, a Roncocesi. L'uomo era lì sottoposto agli arresti domiciliari in seguito all'arresto in flagranza di reato effettuato da personale della Squadra Mobile della questura. L’uomo era stato condannato poi in primo grado alla pena di anni 3 di reclusione per il reato di spaccio di sostanza stupefacente. Sul posto erano intervenuti gli agenti dell’ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico. I poliziotti hanno cominciato a suonare e bussare ripetutamente senza ricevere alcuna risposta. Gli agenti si sono ripresentati nuovamente a casa dell'uomo alle 19.30, rintracciandolo all'interno dell'appartamento. Il giudice ha comunque convalidato l’arresto per evasione disponendo i domiciliari. (e.l.t.)
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