Anziani maltrattati, altri tre casi sospetti
Nuove querele dai famigliari dei degenti. Rintracciata l’ex donna delle pulizie, ma non ha fornito elementi utili alle indagini
CORREGGIO. «Sul corpo di mia madre, ricoverata al Centro anziani di Correggio nel periodo dell’indagine, ho riscontrato lesioni sospette». È quanto ha riferito una parente di una degente della casa protetta di via Mandriolo Superiore, ribattezzata l’ospizio degli orrori. Si è infoltito il numero delle querele da parte di famigliari di anziani ricoverati in quella struttura. Sono tre le querele presentate negli ultimi giorni in Procura e arrivate sul tavolo del pm Maria Rita Pantani, che coordina l’inchiesta.
Il caso risale all’aprile 2017, quando gli inquirenti – sulla scorta di due denunce presentate dal figlio di una 97enne e dalla figlia di un 83enne che sospettavano abusi sui loro cari – avevano installato delle telecamere per tre mesi in due stanze. Nel registro degli indagati erano finite 14 operatrici sociosanitarie: sette senza misure, sei (due italiane e quattro straniere) sospese dalla professione (due per un anno, quattro per sei mesi) dal gip Angela Baraldi per violenza privata, con le aggravanti dei fatti commessi su infermi e in pubblico servizio). La dirigente, una 34enne di Carpi residente in città, è indagata per omissione di atti d’ufficio, senza alcuna misura cautelare. Mercoledì scorso il gip Giovanni Ghini aveva rigettato la revoca della misura e confermato l’interdizione dal lavoro per le tre operatrici dipendenti Coopselios che si erano sottoposte all’interrogatorio di garanzia (per le altre tre, per ora, resta in vigore, in automatico, la sospensione dal lavoro). La vicenda ha causato il clamore mediatico che ha scosso l’intero distretto di Correggio: le assemblee con tutti i parenti, la rabbia dei famigliari, la scelta di Coopselios di trasferire l’intero personale (una ventina di operatrici) in altra struttura, il Comune di Correggio che si costituirà parte civile nel processo. E l’appello, da parte della Procura, ai famigliari di eventuali altri vittime di farsi avanti. Un invito che ha dato i primi frutti con queste nuove denunce. Si tratta, occorre sottolinearlo, di posizioni da vagliare attentamente. In due casi pare si tratti di omissioni e disservizi nell’assistenza, piuttosto che di veri e propri abusi. Nel terzo caso i famigliari hanno parlato di strani ematomi e del sospetto di percosse su un’anziana. Ma il riscontro non sarà facile, non essendo la degente in grado di testimoniare e in assenza di intercettazioni audio e video, che sono la prova principe di questa inchiesta.
Nel frattempo aveva suscitato sdegno l’ex addetta alle pulizie intervistata – a volto scoperto, ma in forma anonima – da “Pomeriggio 5”, la trasmissione su Canale5 di Barbara D’Urso. La donna aveva fatto dichiarazioni choccanti sulle operatrici sociosanitarie: «Facevano le sovrane, lasciavano gli anziani a letto sporchi, li picchiavano e poi, la mattina, ridevano. Anche quelle che c’erano prima di queste indagate». La donna è stata rintracciata dai carabinieri e ascoltata come persona informata dei fatti, ma la deposizione dell’addetta si è rivelata inutilizzabile: non ricorda nomi, né date. Un buco nell’acqua, per gli investigatori: la sua testimonianza non ha fornito elementi degni di nota.
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