Cresce l’occupazione ma è più precaria
Mora (Cgil): «La ripresa c’è ma non siamo fuori dalla crisi»
REGGIO EMILIA. Più occupati, ma anche sempre più precari e con un aumento di lavori part-time e a orario ridotto, per gli uomini come per le donne. L’effetto è quello di una contrazione del reddito dei lavoratori a cui si aggiunge il fatto che il numero delle ore lavorate è rimasto al di sotto di quello del 2007, l’ultimo anno pre crisi. Questa in sintesi la fotografia consegnata ieri dalla Cgil reggiana su come è cambiato mercato del lavoro nell’ultimo decennio.
Un’evoluzione fatta di luci e ombre e così sintetizzata dal giudizio del segretario provinciale Guido Mora: «La ripresa c’è. L’export cresce, come pure l’occupazione, ma dire che siamo fuori dalla crisi non corrisponde alla realtà e Reggio, se mai lo è stata, non è più un’isola felice». Insomma per la Camera del lavoro reggiana il bicchiere resta mezzo vuoto. E il dato utilizzato per dimostrare che è la precarietà a farla da padrona è quello relativo ai nuovi rapporti a tempo indeterminato registrati nel 2017. «Sono stati – ha sottolineato Mora – 9.056 pari all’8,7% del totale degli avviamenti al lavoro, mentre il restante 91% è fatto da lavoro a tempo determinato e a chiamata».
Il report della Camera del Lavoro elaborato sulla base dei dati forniti dall’Agenzia dell’Emilia Romagna, è stato sottolineato ieri, fa rifermento ai cambiamenti intervenuti nell’ultimo decennio e il primo dato ad emergere è che il numero degli avviamenti al lavoro è tornato ai livelli ante crisi. Una crescita iniziata nel 2015, mentre il punto più basso è stato toccato nel 2009 con 78.965 avviamenti. Nel 2007 gli avviamenti sono stati 101.985 e nel 2017 104.680. Sempre lo scorso anno il saldo tra cessazioni e avviamenti è stato positivo (+ 3.680), un valore però inferiore del 15% rispetto al 2016. Ma anche questo dato di per sé positivo per la Cgil si presta da una lettura che evidenzia «come il mercato sia fatto di lavoro sempre più precario».
«Cresce – ha spiegato Mora – l’utilizzo volante e precario della manodopera a scapito di una stabilizzazione ed è molto preoccupante la precarietà che coinvolge non solo i giovani ma anche gli over 45 per il 27,6%». Tutti dati che hanno fatto dire a Mora che «il job’s act in tre anni ha dilapidato 20 milioni di euro ed è stato un fallimento». Da ultimo il segretario della Cgil reggiana ha rimarcato che nella creazione di nuovi posti a farla da padrone è stato il settore dei servizi che da solo rappresenta il 61,8% degli avviamenti del biennio 2016-2017, mentre nel settore manifatturiero l’incremento è stato del 30%. Un vero è proprio boom nel 2017 infine l’ha fatto segnare il cosiddetto lavoro intermittente o a chiamata (quello che in molti casi ha sostituito i voucher). In un anno il loro numero è triplicato con un incremento del 289%. I dati analizzati infine mostrano che «gli stranieri non hanno rubato lavoro agli italiani – ha chiosato Mora – dal momento che la percentuale di avviamento al lavoro di extracomunitari è rimasta stabile».
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