La street art reggiana sui vagoni
La serie dedicata ai “Filosofi sui container” del Collettivo Fx nel longform sul sito della Gazzetta
REGGIO EMILIA. Da Reggio Emilia al resto del mondo. Le tele di un artista reggiano sono i treni, i vagoni merci che esportano i nostri prodotti. Sono i corrieri del nostro “made in Italy”, le vere arterie di quel processo irreversibile chiamato globalizzazione. Un sommovimento che, grazie al consumo istantaneo di merci e informazioni, ha già mutato e continua, senza tregua, a cambiare le nostre vite. Dalla pianura padana al Nord Europa, fino agli Stati Uniti o all’Asia: le opere di cargojindu del Collettivo Fx rappresentano un tentativo di invertire simbolicamente questa rotta; graffiti come moniti, istantanee disseminate tra ferrovie e nuclei industriali per riflettere sulle contraddizioni e i paradossi del nostro presente. Spuntano tra case e pianure, attraversano frontiere, scorrono tra posti di blocco e sguardi distratti.
«Ho avuto questa idea mentre mi trovavo in Svizzera – spiega il writer – . Avendo perso lo zaino su un treno sono rimasto bloccato temporaneamente a Chiasso. Qui ho incontrato una ragazza eritrea disperata, avrà avuto 18 anni. Era stata respinta dalla polizia svizzera e lasciata sola su un marciapiede perché senza documenti. L’idea che sta dietro alle opere “Viaggia senza documenti” è tutta qui. Volevo che queste opere fossero viste dalle autorità di frontiera. Che tutto ciò sia coinciso con la crisi del Brennero è solo una casualità». Casualità che assume subito un forte valore simbolico. Contraddizioni ribadite nella serie dedicata agli imperatori cinesi e ai filosofi. L’artista guarda ai social, in particolare Instagram, tramite i tag e gli hashtag degli utenti. Dagli imperatori cinesi – l’età degli imperatori è stata nella storia cinese quella di massimo sviluppo – si è passati alla serie dei “Filosofi su container”. Da Lutero a Kropoktin passando da Khaldun, Mc Luahn, Marx, Marcuse, Machiavelli, Levi Strauss, Leibniz, Latouche, Kant, Hobbes, Gurdieff. Tutto questo e molto di più sul sito della Gazzetta dove è pubblicato il longform a cura del Visual Lab del Gruppo Gedi: progetto grafico di Paola Cipriani, sviluppo di Daniele Testa.
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