Molti ragazzi reggiani già a 13 anni fumano il primo spinello
Una ricerca effettuata con gli studenti di 14 istituti reggiani (su 30 interpellati) per sapere cosa pensano gli adolescenti reggiani sull’uso della cannabis
REGGIO EMILIA. Il consumo di cannabis tra i giovani è in aumento ed è sempre più bassa l’età in cui “si fuma” per la prima volta: in molti casi a 13 anni. E nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni è circa il 27% di adolescenti che si fa o si è fatto una “canna”.
Ma, ed è questo a preoccupare di più, il problema del fumo e più in generale del consumo di sostanze tossiche, è stato in qualche modo rimosso. Quasi che il fumare in famiglia e a scuola sia accettato e giustificato. Forse si spiega anche così il fatto che su 30 scuole reggiane interpellate, solo 14 istituti hanno aderito alla ricerca “Senso di canna” che ha coinvolto 29 classi con la raccolta di 582 questionari in tutta la provincia.
Un lavoro da cui emerge che l’84% degli intervistati è convinto che la cannabis possa dare dipendenza, il 66% che possa portare a comportamenti rischiosi, il 7% è convinto che fumare cannabis non sia illegale, mentre l’11% non ha saputo o voluto rispondere.
La ricerca sarà alla base nell’intera giornata di venerdì 20 aprile al teatro Valli del convegno “Unosuquattro”, cosa pensano gli adolescenti reggiani della cannabis, che sarà chiuso dal professor Umberto Galimberti che parlerà del “Disagio giovanile nell’età del nichilismo”.
A illustrare i temi trattati nella ricerca, con l’intento di far discutere adolescenti, genitori, educatori, ricercatori e più in generale gli adulti e giovani, sono stati ieri Germana Corradini, dirigente dei Servizi sociali del Comune, Mauro Incerti, responsabile dei progetti educativi del Cps (la cooperativa che ha curato la ricerca) e il direttore del Sert-Ausl di Reggio Roberto Bosi. Tutti concordi nel sottolineare la necessità di lavorare a rete per affrontare un problema che è sottovalutato.
Eppure – è stato sottolineato – il consumo di “erba”, se associato al consumo di alcol, determina problemi e dipendenze, come confermano i dati delle persone seguite dai Sert della nostra provincia. Sulle 3.500 persone seguite, l’11% mostrano problemi psicopatologi e 307 sono i casi di minori seguiti dal Cps (che opera da quasi vent’anni nel campo della prevenzione al disagio in stretto rapporto con i servizi sociali del Comune, la Provincia e l’Ausl), parte dei quali con dipendenze da cannabis.
Peraltro, ha rimarcato il dottor Bosi, «la genetica botanica ha fatto passi in avanti e la cannabis di oggi contiene molto più principio attivo Thc e Cdd e una lunga esposizione al fumo in età precoce può determinare già a 20-21 anni l’insorgenza di problemi psicopatologici». «Il nostro obiettivo – hanno concluso Germana Corradini e Mauro Incerti – con il convegno è dare a chi deve legiferare strumenti adeguati».
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