«No al centro islamico all’ex mattatoio»
Casalgrande, don Carlo Taglini: «Tra 20 anni Veggia come il Bronx». Il sindaco: «Mi meraviglio. Un polverone dal nulla»
CASALGRANDE. Se non di una contrapposizione religiosa (dalla quale però si discosta per molto poco) di certo assume i connotati di un’aperta dialettica alla don Camillo e Peppone, la discussione sul futuro insediamento a Veggia, nell’ex mattatoio, di un centro culturale islamico.
A dire no, con una lettera aperta ai parrocchiani dai toni molto duri, infatti, ora è nientemeno che il parroco di Veggia e Sant’Antonino, don Carlo Taglini. La lettera è stata inviata ieri alla redazione da un account di posta privata. «Non lo conosco e ignoro il motivo per cui ve l’abbia fatta avere – dice il sacerdote – ma confermo che si tratta di una lettera che ho scritto dopo essere stato sollecitato da molti parrocchiani a esprimere un parere».
«Non ne faccio una questione religiosa – si affretta poi ad aggiungere – ma di carattere urbanistico e di ordine sociale». «Il rischio è di creare confusione e degrado», dice il prete, e «tra vent’anni Veggia diventerebbe un ghetto islamico», addirittura «il Bronx», «rischia la disintegrazione sociale».
«Tutti sanno che il loro concetto di cultura è diverso dal nostro», spiega in sintesi nella lettera il parroco, con alle spalle una lunga esperienza come responsabile della pastorale scolastica diocesana e della formazione dei catechisti e insegnanti di religione. Secondo don Taglini, si tratterebbe in tutto e per tutto di un «centro religioso», una vera e propria «scuola coranica», che «richiamerebbe 500/600 persone» a Veggia dove «già il 20% degli abitanti è straniero». Poi precisa: «Il 90% delle persone che ogni giorno si rivolgono alla Caritas locale è musulmana. La nostra parrocchia è in prima linea nell’accoglienza».
E lancia la provocazione, o come preferisce definirla, «semplice realtà»: «Non sarebbe meglio che l’Acis costruisse abitazioni per questi poveri invece di un centro ricreativo e culturale?». «Solo negli ultimi tempi – aggiunge poi – stiamo ospitando tre famiglie musulmane sfrattate dalle case di Sant’Antonino».
«So che il 7 maggio ci sarà un’assemblea pubblica nel quartiere e in quella sede il sindaco Alberto Vaccari dovrà dare delle risposte – conclude – Io però non ci sarò».
«Ogni mese sindaco e giunta incontrano i cittadini di una frazione – risponde a stretto giro Vaccari –. Ad inizio maggio (ma la data non è ancora fissata) saremo a Sant’Antonino, Veggia e Villalunga, come già in altre occasioni, per parlare della frazione e delle sue dinamiche. Se, durante la serata, un cittadino vuole porre domande è una cosa assolutamente positiva. Per quanto riguarda don Carlo, rimango sconcertato dalla modalità, utile sicuramente più a sollevare polveroni e generare tensioni che a costruire una comunità serena e migliore, come dovrebbe essere nelle corde di chi amministra, in maniera laica come compete a me, o secondo linee religiose, come compete a un sacerdote». E derubrica il tutto a «chiacchiere da bar». «Ripeto: non c'è alcun progetto, proposta o procedura in corso. La pianificazione urbanistica di quell'ambito è talmente articolata da rendere, di fatto, impossibile la realizzazione di un centro come quello di cui si parla nei bar. Ho la sensazione che la voglia di polemizzare di qualcuno particolarmente ostile nei confronti delle religioni diverse da quella cattolica, quando forse non coinvolto in operazioni strumentali a fini politici, abbia preso il sopravvento sul buon senso. Evidentemente qualcuno ha interesse a che la polemica monti anche basandosi sul nulla».
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