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Nicaso: «Aemilia, ritardo processuale da colmare»

Nicaso: «Aemilia, ritardo processuale da colmare»

REGGIO EMILIA. «Un maxi processo contro la ’ndrangheta in Emilia era necessario e, anzi, sconta un ritardo su un fenomeno che era già stato rivelato anni fa dai pentiti. Mi auguro che altri...

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REGGIO EMILIA. «Un maxi processo contro la ’ndrangheta in Emilia era necessario e, anzi, sconta un ritardo su un fenomeno che era già stato rivelato anni fa dai pentiti. Mi auguro che altri maxiprocessi possano seguire, anche in altre città». Parola di Antonio Nicaso, saggista, storico dei fenomeni criminali, docente universitario a Toronto (Canada) e considerato uno dei massimi esperti di ’ndrangheta. Insieme al procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, Nicaso ha firmato a quattro mani diversi libri sulla mafia calabrese, della quale ha iniziato a occuparsi 40 anni fa.

Cosa è emerso da Aemilia?

«È emerso che per comprendere la complessità del fenomeno mafioso bisogna ragionare per sottrazione. La mafia non prenderebbe piede se non ci fosse una condiscendenza sociale, dei colletti bianchi: è la cosiddetta zona grigia. Non penso che esistano settori più compromessi di altri: ci sono gli onesti e i disonesti in ogni ambito. Certo che, come affermava un mafioso intercettato, “se vengono da noi si vede che hanno bisogno di noi”. Le motivazioni della sentenza di Appello del rito abbreviato hanno sottolineato la permeabilità del tessuto economico, sociale e dell’informazione».

A proposito dell’informazione, come giudica il contestato Osservatorio di Modena sui giornalisti ? È un unicum?

«Pare un unicum. Tra i media ho notato una grossa disparità di trattamento: ci sono giornalisti che mettono in rilievo un particolare e altri che lo ignorano. Non so se sia dovuto alla preparazione del singolo o ad una scelta editoriale, ma un’anomalia di Aemilia sono i titoli, diversissimi tra loro. A processo concluso si potrà prendere tutti gli articoli e confrontarli».

Aemilia è arrivata alle battute finali: una previsione?

«Non si possono fare previsioni, si può solo commentare una sentenza definitiva a motivazione depositata. Si può osservare che fino al 2015 mancava un maxiprocesso in Emilia, a differenza del resto del nord (Liguria, Toscana, Lombardia). Eppure i pentiti avevano indicato da tempo le famiglie di ’ndrangheta sul territorio. Qualcuno dovrà rispondere di questo ritardo».

Il salto è avvenuto con la sede operativa Dia di Bologna nel 2012?

«Può essere, non si partiva da zero. Rimango perplesso quando leggo, nel libro “Passaggio a Nord” di Nando dalla Chiesa, che in Emilia non esiste la “locale” di ’ndrangheta». (am.p.)

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