Addio al “Ghizzo”, vigile in moto terrore dei reggiani col motore truccato
Vivaldo Ghizzoni aveva 71 anni, era famoso per essere un poliziotto intransigente. Per 10 anni consigliere di circoscrizione con Forza Italia
REGGIO EMILIA. «Attenti, arriva il Ghizzo!». Chissà quanti ragazzini, che viaggiavano in due (quando non si poteva) o stavano gareggiando in sella ai loro motorini, hanno vissuto con l’incubo che – da un qualche incrocio, per non dire alle loro spalle – potesse comparire la moto della polizia municipale con in sella lui, Vivaldo Ghizzoni.
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E chissà quante volte, quasi per gioco o per un’adrenalinica sfida, hanno addirittura sperato di poter ingaggiare con il poliziotto-motociclista un vero e proprio inseguimento, magari riuscendo a farla franca. Quasi una sfida quotidiana, un gioco delle parti, in cui Ghizzoni recitava il ruolo del “cattivo”: «La prima volta che li prendi – diceva sempre, riferendosi ai tanti ragazzini fermati – bisogna educare».
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L’assistente scelto Vivaldo Ghizzoni, che era sceso da quella moto nel 2001, quando a 55 anni andò in pensione, è morto ieri a mezzogiorno all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, dove era ricoverato da una settimana in seguito a una malattia contro cui lottava da sette anni. Aveva 71 anni.
Accanto a lui c’erano il figlio Raffaele, che ha ripercorso le sue orme e che da 17 anni lavora come agente nella polizia municipale, la moglie Leandra Fiocchi, ex assistente capo della Municipale di Reggio, con la figlia Eloiza.
Ha sempre onorato la sua divisa, con irreprensibilità e intransigenza, e ha affiancato alla passione per il suo lavoro e all’amore per la famiglia, l’impegno per la politica locale, come storico esponente della destra reggiana. Militante di Forza Italia, per due mandati, prima nella circoscrizione 2 e poi, dopo il riordino, nella circoscrizione Ovest, è stato consigliere di circoscrizione.
Al di là dei suoi baffi e di quel fisico possente, che incuteva timore solo a guardarlo, Vivaldo Ghizzoni era «un gigante buono», come rimarca il figlio Raffaele. Tanti ex ragazzini, aggiunge, «lo bloccavano ancora per strada, per ricordare quelle volte in cui erano stati fermati: “Ti ringrazio per quella volta in cui mi avevi inseguito, ero uno scapestrato e mi hai raddrizzato”».
Reggiano doc – era nato a Gaida il 6 luglio 1946 – Ghizzoni era molto legato alle tradizioni reggiane: «Pensi – aggiunge il figlio Raffaele – che io sono nato a Cadè, dove mio papà si era trasferito, e spesso in casa, tra di noi, c’erano rivalità di campanile...».
L’ex collega Leandra Fiocchi, divenuta poi compagna e infine moglie di Ghizzoni, ricorda l’ammirazione che aveva per lui dal punto di vista professionale: «Nessuno lavorava come Vivaldo e, quando 38 anni fa è iniziata la nostra relazione, arrivata poi al matrimonio, ho potuto sperimentare – anche fuori dal lavoro – quale meraviglioso personaggio fosse. Chi lo ha conosciuto lo ha amato».
Il funerale è stato celebrato oggi, lunedì 16 aprile, con partenza alle 15.20 dall’obitorio dell’ospedale Santa Maria Nuova, dove è stata allestita la camera ardente, per la chiesa parrocchiale di Gaida.
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