Meris: «Mio padre non era in pace con la coscienza»
La figlia del partigiano chiede perdono per l’uccisione di Rivi. «Sono stata guidata forse da mio padre per trovare la pace, forse dalla luce divina, forse da Rolando»
CASTELLARANO. Non deve essere stato facile prendere la decisione di chiedere perdono per i fatti compiuti da suo padre durante la seconda guerra mondiale. Soprattutto perché molti delitti e fatti di sangue di quel periodo oscuro e terribile della storia d’Italia sono ancora avvolti nell'oblio. Corpi di persone scomparse e mai ritrovate, esecuzioni sommarie fatte in nome di ideologie spinte oltre gli estremi. Nel corso degli anni sono stati molti i tentativi di imporre la “damnatio memoriae” sul periodo storico che va dall'armistizio del ’43 alla fine del ’45. La "damnatio memoriae", ovvero la cancellazione della memoria, veniva usata dagli antichi romani come pena per chi ritenevano indegno o non consono agli interessi di quel tempo, una pratica che è continuata nei secoli e che vale per molti eventi storici.
Tutto questo non ha impedito a Meris Corghi di fare un gesto eccezionale. Ieri, al termine della messa di commemorazione del 73° anniversario della morte di Rolando Rivi, la figlia di Giuseppe Corghi, che faceva parte del gruppo di partigiani che uccisero il giovane seminarista, ha chiesto pubblicamente perdono del delitto compiuto dal padre ed è avvenuta la riconciliazione fra le due famiglie, con il perdono di un fatto di sangue così terribile. Molto toccanti e commoventi, le parole di Meris Corghi, e al tempo stesso piene di speranza per un futuro migliore contro ogni forma di conflitto che rovina e lacera le famiglie e le persone.
«Mi ricordo mio padre da bambina, quando mi faceva giocare e mi faceva ballare in punta di piedi e mi faceva sentire come una principessa», racconta Meris. Quando lei nacque, Giuseppe aveva già scontato la pena detentiva e da Costrignano si era trasferito a Bologna, dove formò una famiglia e iniziò una nuova vita.
«Con il passare degli anni – dice Meris – ho iniziato ad imparare poco alla volta quello che era successo nel periodo bellico, e questo mi turbò molto. Capivo che anche mio padre non era in pace con la sua coscienza». Nel suo discorso ha sottolineato come iniziò con il tempo un lungo cammino dentro al suo cuore, forse dettato dalla memoria del padre, forse dalla coscienza o forse dalla fede e dallo stesso Rolando. «Ho cominciato a farmi delle domande e ho cominciato il cammino che mi ha portato qui oggi». E ancora: «Sono stata guidata; forse da mio padre, per trovare la pace; forse dalla luce divina; forse dallo stesso beato Rolando».
«Sono qui oggi per restituire le responsabilità. Non sono venuta tanto a chiedere perdono per mio padre, ma a chiedere perdono per l'odio che scatena la guerra».
La richiesta di perdono è stata accettata dalla famiglia Rivi durante una funziona religiosa che ha commosso i presenti, soprattutto quando Meris ha sottolineato la necessità di unire e aprire i cuori alla luce della pace contro tutti i signori della guerra che, come burattinai, causano danni immani alla società e alle persone. Come è successo nella Seconda guerra mondiale, in cui molti hanno combattuto seguendo ideologie che portano solo alla distruzione del prossimo. Oppure come oggi, con il mondo pieno di conflitti pilotati da interessi che non hanno nulla a che fare con il bene comune, per cui serve l’impegno di tutti per essere sempre portatori di pace. (p.r.)
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