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«Berlusca muori», il consigliere grillino si scusa ma il M5s vuole le dimissioni

di Leonardo Grilli
«Berlusca muori», il consigliere grillino si scusa ma il M5s vuole le dimissioni

Singh Rajinder, esponente pentastellato del Comune di Campagnola, fa marcia indietro. Ma sul post contro Berlusconi precisa: «Da normale cittadino non mi sarei mai scusato»

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CAMPAGNOLA. Il giorno dopo la pubblicazione del post che ha augurato «ironicamente» la morte a Berlusconi, sulla testa del consigliere grillino Singh Rajinder e sul Movimento si è abbattuta una vera e propria tempesta politica. Al punto che lo stesso partito a cinque stelle ha immediatamente fatto vela verso un porto sicuro, condannando il comportamento del loro esponente e chiedendone le immediate dimissioni assieme alle sue scuse ufficiali.

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Così, in mezzo al fuoco amico e senza più le spalle coperte, Rajinder ha dovuto ripensare la sua posizione. Passando dalle frasi di sfida pubblicate sul suo social lo stesso lunedì sera («Alt ragazzi, attenzione. Domani potrebbe esserci uno scandalo a livello nazionale... Tanto da chiedermi addirittura le dimissioni! E tutto per un post neanche mio. #Staytuned #nonvedolora #cosìcidivertiamosulserio») alle «più sentite scuse» rivolte con «grande umiltà e sincerità».

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Delle scuse certamente, ma quasi a metà. Così come si considera lo stesso esponente grillino: una persona “a metà”, scissa fra il suo ruolo di esponente pubblico e quello di privato cittadino. Paradossalmente lo stesso ragionamento molte volte usato dai berlusconiani quando il loro leader veniva coinvolto in qualche scandalo mediatico di natura privata. «Ciò che Berlusconi fa in casa sua non deve essere di pubblico dominio», è stato spesso detto. Ecco, per difendersi Rajinder ha riesumato la stessa logica del personaggio al quale ha augurato («in modo scherzoso») la morte.

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La prima parte del suo messaggio di scuse infatti, affidato sempre a Facebook, è ineccepibile. «Con grande umiltà – scrive il pentastellato – e sincerità è mio dovere rivolgere le mie più sentite scuse a tutti coloro i quali è stata lesa la propria sensibilità morale. Dichiaro fin da subito che il mio “post” non voleva essere assolutamente discriminatorio o offensivo nei confronti di nessuno e soprattutto riguardo al Personaggio politico cui si fa riferimento, altresì mi rendo conto che le mie parole, se pur copiate da altro profilo, danno un senso sbagliato del commento che era da me inteso come “battuta sul piano professionale e non umano, del personaggio in questione”; cioè voleva essere una battuta (pesante) in riferimento a lasciare lo spazio politico che rappresenta non di certo un augurio per la sua dipartita».

Più avanti, però, Rajinder parla di un «post condiviso su un profilo personale e non pubblico». Un concetto che ci viene spiegato meglio da lui stesso al telefono. L’intenzione era di intervistarlo di persona ma, ci racconta, al momento non è a Campagnola.

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«Errare è umano – dichiara dall’altra parte della cornetta – ma non ho agito come consigliere comunale ma come privato cittadino. Come Jimmy (facendo riferimento al terzo nome che compare sul suo profilo privato, ndr)». Insomma, il seggio in consiglio comunale più che una carica pubblica è un alter ego. «Se fossi un normale cittadino – ribadisce Rajinder – non mi sarei mai scusato. Anche perché ripeto era solo una battuta, non un augurio di morte. Sto chiedendo scusa solo come consigliere comunale per una cosa che tra l’altro ho cancellato immediatamente».

Riguardo alle dimissioni sollecitate dal suo partito, invece, Singh si mostra più deciso a resistere: «Chiedere che io mi dimetta mi sembra esagerato – spiega sempre al telefono – se questo valesse per tutti allora mezzo Parlamento sarebbe vuoto e anche Trump dovrebbe dimettersi. In ogni caso decideranno gli organi preposti del Movimento».
 

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