Caccia ai cinghiali, stop nell’oasi del Bianello
Quattro Castella, il Comune risponde agli ambientalisti: «Basta abbattimenti» Provincia e Atc firmano il patto per riprendere a sparare in collina e montagna
QUATTRO CASTELLA. Stop alla caccia al cinghiale nell’oasi di Bianello, dopo le due battute selettive compiute negli scorsi mesi e dopo la polemiche accese con le associazioni ambientaliste. La comunicazione è partita dal sindaco Andrea Tagliavini ed è arrivata all’avvocato Rossella Ognibene che cura le battaglie delle associazioni. Con una specifica, secondo i dati in possesso dell’amministrazione, il numero degli incidenti causati dal passaggio dei cinghiali – uno dei motivi per i quali è stata decisa la caccia selettiva – sarebbero calati.
E se i cinghiali dell’oasi posso stare, per il momento, tranquilli, per tutti gli altri si annunciano periodi bui. Provincia, Atc 4 della montagna e Atc 3 della collina hanno, infatti, approvato e firmato un accordo biennale che rende operativo il piano di controllo dei cinghiali e lo rende più efficace ottimizzando gli interventi. Le squadre coinvolte saranno coordinate dalla polizia provinciale e avranno la possibilità di tenersi gli animali abbattuti a parziale ristoro delle spese sostenute. E Coldiretti esulta: «Bene l’accordo firmato per risolvere il problema della presenza dei cinghiali nelle zone collinari e montane – afferma Assuero Zampini, direttore Coldiretti di Reggio Emilia – Sono all’avvio le lavorazioni nei campi ed è giusto difendere il lavoro degli agricoltori per la nuova stagione. Siamo soddisfatti che siano state accolte le nostre richieste». Quando e dove partiranno le battute di caccia selettiva, ancora non è dato di sapere. Ma i tempi saranno veloci.
Per quanto concerne Bianella lo stop è arrivato dopo una richiesta di spiegazioni, corredata da dati e numeri, da parte di sette associazioni ambientaliste: Legambiente, Lega per l'abolizione della caccia, Associazione vittime della caccia, Amici della terra, Empa, Lav, Wwf (ma non la Lipu) che volevano capire su quali basi e con quali criteri le battute fossero state decise e soprattutto perché mai tanta urgenza. E la risposta è arrivata. «Decisamente parziale – afferma Clizia Ferrarini, responsabile Legambiente della Val d’Enza – perché le risposte mancano. Nulla ci è stato detto sul numero delle segnalazioni di danni da parte degli agricoltori, per esempio, e nulla ci è stato comunicato sulle indagini svolte in via preventiva prima di decidere le battute».C’è invece il numero degli incidenti provocati dai cinghiali: 7 nel 2016 e 5 nel 2017. «Ovvero – conclude Ferrarini – gli incidenti sono calati nell’anno in cui il numero di cinghiali è aumentato».
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