“Noicontrolemafie” riparte da Aemilia
Il festival si è aperto al cinema Cristallo. Nicaso: «La mafia si combatte con l’educazione»
REGGIO EMILIA. L’inaugurazione di “Noicontrolemafie”, il festival della legalità promosso per l'ottavo anno consecutivo dalla Provincia in collaborazione con i comuni reggiani, è stata ieri l’occasione per tirare un primo bilancio del processo Aemilia e riflettere sulla reazione che la popolazione reggiana ha saputo opporre alla penetrazione della 'ndrangheta. Ne hanno parlato ieri mattina al cinema Cristallo, di fronte a una platea di quasi duecento studenti delle superiori e con il coordinamento della giornalista Angela Iantosca, il presidente della Provincia Giammaria Manghi e lo scrittore e storico Antonio Nicaso, docente alla Queen’s University e alla St. Jerome’s University del Canada, nel ruolo di direttore scientifico del Festival.
«Non era scontato – ha sottolineato Manghi – che il processo si celebrasse a Reggio Emilia. La comunità reggiana lo ha chiesto e le istituzioni hanno generato le condizioni perché accadesse. Poi la scelta da parte di Regione, Provincia e comuni maggiormente coinvolti di costituirsi parte civile ha significato scendere in campo direttamente, mentre i tanti protocolli antimafia e l’Ufficio associato per la legalità hanno reso più efficace il contrasto da parte dei comuni alle possibili infiltrazioni malavitose».
«Ora – ha concluso il presidente – attendiamo le sentenze, dopo quelle di secondo grado del rito abbreviato, ma la vicenda Aemilia ci consegna già oggi la consapevolezza che in questi tre anni si è fatto tanto e la comunità reggiana ha reagito».
Sul processo Aemilia ha insistito nella relazione introduttiva anche Nicaso, osservando che in questa regione le infiltrazioni mafiose sono avvenute soprattutto attraverso gli affari: «Qui – ha spiegato lo studioso – la ‘ndrangheta ha portato soldi che sono serviti per avviare aziende e per condizionare il mercato locale, in particolare quello delle costruzioni. Poi c’è stato il caso Brescello, unico nel suo genere perché lì è successo qualcosa che non era mai successo e, per la prima volta in Emilia, si sono create le condizioni per sciogliere un Consiglio comunale che pareva essere condizionato da una importante famiglia ‘ndranghetista. C’è chi dice che non sono emersi fatti di rilievo penale, ma leggendo le carte si nota chiaramente come il condizionamento mafioso ci sia stato». Come combatterlo? Secondo Nicaso non basta il timore delle sanzioni. Occorre l'educazione: «Non si commettono reati – ha detto – perché ce lo hanno insegnato tante persone che continuano a essere nostri punti di riferimento».(l.s.)
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