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«Spero sia l’inizio di tanti altri perdoni»

«Spero sia l’inizio di tanti altri perdoni»

Il vescovo Camisasca dopo la riconciliazione tra la figlia del comandante partigiano e la sorella del beato Rolando Rivi

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CASTELLARANO. Il vescovo Massimo Camisasca si augura che dopo la storica pacificazione tra Meris Corghi, figlia del partigiano che uccise il seminarista Rolando Rivi, e la sorella di quest’ultimo, Rosanna, avvenuta domenica nella pieve di San Valentino, «di richieste di perdono ce ne siano molte altre». Una strada di riconciliazione utile a calmare il cuore e a mettere ordine nella storia.

Vescovo che significato ha avuto questa riconciliazione?

«Bisogna rendersi conto di quale alto significato abbia per il popolo cristiano e per tutta la comunità della provincia di Reggio Emilia e di Modena, perché eventi così grandi si possono comprendere soltanto nel tempo. A mio parere i significati sono due: il primo è quello di una vita, quella di Rolando Rivi, offerta a Cristo. Rolando diceva: “Io sono di Gesù” ed è in fondo l’unica parola che abbiamo del beato. Il secondo significato è quello di un seme di pacificazione del quale c’era molto bisogno. Quello che è avvenuto in questa chiesa spero sia un seme fecondo».

E il gesto di Meris Corghi?

«Penso che la richiesta di perdono alla famiglia di Rolando da parte della figlia del comandante partigiano Corghi, abbia un valore enorme, in particolare per il percorso interno compiuto da lei, che non conosco ma che posso immaginare. Nello stesso tempo, ha un valore enorme perché Meris Corghi è arrivata a riconoscere che il male non ha ragion d’essere nell’uomo, è infecondo ed è mortale e che quindi al male bisogna contrapporre il bene e il perdono. Ieri non è stato solo un perdono chiesto ma è anche stato un perdono donato. C’è stato un incontro e questo incontro a mio parere sarà sicuramente fruttuoso. Spero anche che sia l’inizio di una serie di altri perdoni».

Perché la figura di Rolando Rivi è così potente?

«Rolando era un ragazzo di 14 anni quando è morto, quindi era un “granello di senape”, per dirla con il Vangelo. In realtà il granello sta a diventando un albero perché persone da tutta Italia e dal mondo vengono qui e si interessano alla sua figura. Che cosa vedono in Rolando? Una passione, penso, e la passione quando è autentica genera sempre nuova vita».

Alla cerimonia di riconciliazione mancava, però, un protagonista importante: l’Anpi, anche se ha condannato l’uccisione del seminarista.

«Non era presente il presidente, ma l’associazione è composta da tante correnti e da tante figure. Io sono vicino alle persone dell’Anpi e penso che la loro condanna all’uccisione di Rolando Rivi ci sia già stata: una condanna netta di coloro che fregiandosi del nome di partigiano in realtà hanno commesso degli assassini. Naturalmente andrebbe poi ripresa su altri casi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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