Stalking all’ex compagna Condanna a 2 anni e 8 mesi
Il 21enne era accusato anche di maltrattamenti e violenza privata alla 18enne Il gip riconosce un risarcimento danni anche ad Ausl e Comune, parti civili
REGGIO EMILIA. Ha patteggiato con rito abbreviato due anni e otto mesi (pena non sospesa) il 21enne accusato di stalking, maltrattamenti e violenza privata nei confronti dell’ex compagna madre di suo figlio, nonché per violenza privata ai danni di una psicoterapeuta dell’Ausl e di un’assistente sociale del Comune di Reggio. Il giovane per ora resta in carcere, dove già si trovava perché il 20 ottobre dell’anno scorso era stato condannato a un anno e quattro mesi per stalking nei confronti della nonna di suo figlio.
La drammatica vicenda familiare è iniziata nel dicembre 2013 e ha avuto per teatro Reggio Emilia, dove è nata la storia d’amore tra due fidanzatini: all’epoca dei fatti lei aveva 15 anni ed era studentessa; lui, italiano, quasi 18 (ora ne hanno rispettivamente 18 e 21). Alla scoperta della relazione, la mamma di lei, 43enne, aveva cercato di ostacolare il rapporto, perché troppo giovani e perché lui faceva lavori saltuari.
L’udienza di ieri però ha riguardato la principale vittima, la figlia, che veniva seguita, perseguitata e minacciata di morte. Una condotta violenta, quella del 21enne, che si era impennata nel luglio 2017, quando la neomamma e il figlioletto nato dalla relazione erano stati portati in una struttura protetta, per allontanarli da una situazione conflittuale e con difficoltà economiche.
Proprio a quel mese – all’epoca il giovane aveva solo il divieto di avvicinamento disposto dal Gip Giovanni Ghini – risalgono diversi episodi di violenza privata da parte del 21enne nei confronti della compagna, al fine, ha sostenuto l’accusa, prima di riprendere la storia d’amore poi di farle ritrattare le accuse; tanto che era stata necessaria una sorta di scorta per le due donne da parte della polizia. In quello stesso periodo il 21enne si era macchiato di violenza privata anche nei confronti di una psicoterapeuta del Servizio di Neuropsichiatria dell’Ausl (“vi faccio la guerra… mò butto fuori le pistole e vediamo dove arriviamo. Entro Capodanno faranno tutti una brutta fine”) nonché nei confronti di un’assistente sociale del Comune. Comune e Ausl si sono costituiti parte civile tramite rispettivamente gli avvocati Francesca Ghirri e Giuseppe Salvaggio: entrambi hanno chiesto un risarcimento danni di mille euro e il pagamento delle spese processuali, la sola Ausl anche una provvisionale di 500 euro. Il pm Maria Rita Pantani ha proposto una pena di 5 anni che, con lo sconto di due terzi assicurati dall’abbreviato, si sarebbero tradotti in 3 anni e 4 mesi. L’avvocato difensore Nicola Tria ha chiesto il minimo della pena e la concessione delle attenuanti generiche. Il gip Luca Ramponi ha optato per 2 anni e 8 mesi con le attenuanti, ha riconosciuto il risarcimento danni (non la provvisionale) e il pagamento delle spese processuali.
Ambra Prati
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