«Una misura per Bonaccio, è pericoloso»
La Dda chiede tre anni di sorveglianza speciale e l’obbligo di dimora a Reggiolo per il 40enne condannato al processo Pesci
REGGIO EMILIA. Tre anni di sorveglianza speciale e tre anni di obbligo di dimora nel Comune di residenza, cioè Reggiolo. È la misura preventiva che ha avanzato al tribunale di Reggio Emilia la Dda di Bologna (presente in aula un sostituto del pm Beatrice Ronchi) in considerazione della pericolosità sociale di Alfonso Bonaccio, 40 anni, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso legata alla ’ndrangheta al nord. La richiesta della Dda è legata al fatto che Alfonso Bonaccio, imprenditore edile attualmente in libertà, è finito nel mirino degli inquirenti in due processi: il primo svoltosi a Napoli, dove in primo grado era stato condannato a 8 anni, e poi nel maxiprocesso Pesci, il dibattimento (parallelo ad Aemilia a Reggio e a Kyterion a Crotone), dove è stato condannato in primo grado il 22 settembre 2017 a 10 anni. In Pesci a tirare in ballo Bonaccio, detto “Fruntz”, ritenuto addetto a reinvestire gli incassi della cosca nella locale lombarda capitanata da Francesco Lamanna, è stato Paolo Signifredi, il “contabile” del boss Nicolino Grande Aracri, poi pentitosi; come pentito, Signifredi è coinvolto (ed era presente la scorsa settimana in tribunale a Reggio dietro un paravento) anche nel maxiprocesso della frode dell’acciaio, che vede tra gli altri imputati Massimo Ciancimino. Addebiti che Bonaccio ha sempre negato, affermando che Signifredi aveva motivo di astio nei suoi confronti. Tornando all’argomento principale, ieri l’avvocato difensore del 40enne, Maurizio Toscano del Foro di Torre del Greco, ha preso in contropiede la Dda sottolineando che nel frattempo il 2 dicembre 2016 il suo assistito è stato assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste) dalla Corte d’Appello di Napoli dall’accusa di 416 bis (associazione a delinquere) e condannato a due anni per un episodio di droga. Sconfessata così in partenza la vicenda napoletana, è rimasto come presupposto a favore dell’accusa la condanna (contro la quale la difesa farà ricorso) in Pesci.
Il legale ha quindi tentato di smontare quest’ultima condanna evidenziando che l’indagine della guardia di finanza sullo stato patrimoniale di Bonaccio ha dato esito negativo: nessuna disponibilità economica irregolare, anzi Bonaccio ha ricominciato con una società che si occupa di idrosanitari e gli affari vanno bene.
Secondo il difensore Bonaccio, nato a Cutro ma sempre vissuto a Reggiolo, si è distinto (prima in carcere a Napoli, poi ai domiciliari a Reggiolo) per il buon comportamento, oltre al fatto che la stessa Dda di Brescia, che fa riferimento a fatti risalenti al 2013 per i quali non ha mai chiesto la misura cautelare, ha definito la posizione del “soggetto non affiliato” come “marginale”. In conclusione secondo il difensore non si è al cospetto di una «pericolosità sociale qualificata e nemmeno generica». Perciò l’avvocato, che ha depositato nuova documentazione (fatture di lavoro e relazioni) a corredo della memoria difensiva, ha chiesto ai giudici di rigettare la sorveglianza speciale e, in subordine, di non disporre l’obbligo di soggiorno perché Bonaccio opera in un raggio di 350 chilometri e la restrizione della libertà personale gli impedirebbe di svolgere l’attività lavorativa. La Dda non è arretrata di un millimetro, confermando la richiesta iniziale di sorveglianza speciale. Il collegio giudicante, presieduto dal giudice Simone Medioli Devoto (a latere Sarah Iusto e Alessandra Cardarelli) si è riservato: occorrerà attendere qualche giorno per la decisione.
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