Il pm all’ospizio per sentire i parenti
Sopralluogo di Maria Rita Pantani e dei carabinieri per verificare il sistema di assistenza e raccogliere testimonianze
CORREGGIO. Un sopralluogo per rendersi conto e toccare con mano i sistemi di assistenza, con un occhio di riguardo per quei campanelli e quel filo collegato al letto che, secondo le difese, sarebbe stato funzionante per il degente anche con il letto allontanato dal muro.
L’ispezione è stata eseguita ieri dal pubblico ministero Maria Rita Pantani al Centro anziani Correggio dove 13 operatrici sociosanitarie sono state indagate (sei sospese dalla professione, sette senza misure cautelari) per violenza privata su almeno due degenti, con le aggravanti di fatti commessi su infermi e in pubblico servizio; la coordinatrice per omissione di atti d’ufficio (avrebbe saputo e taciuto).
A tutt’oggi, al Centro anziani di Correggio il personale è rimasto invariato: a parte le sei operatrici sottoposte alla misura cautelare dell’interdizione temporanea dal lavoro, la sostituzione dell’intero gruppo di addetti – mediante trasferimento in altre strutture – promesso dall’ente gestore Coopselios, per non lasciare coni d’ombra, deve ancora avvenire. D’altra parte, Coopselios aveva preannunciato che sarebbero occorse alcune settimane, per motivi organizzativi.
Ieri il sostituto procuratore Pantani ha voluto sincerarsi di persona delle condizioni di ricovero e del sistema di assistenza della casa di riposo. Il pm Pantani, accompagnata dai carabinieri, è rimasta nella struttura di via Mandriolo Superiore per quasi l’intera mattinata, raccogliendo anche le testimonianze di alcuni parenti, ai quali ha posto alcune domande. Il riserbo da parte degli inquirenti è massimo. L’obiettivo, da parte della Procura, è quello di concludere celermente gli ulteriori accertamenti che si sono resi necessari dopo l’interrogatorio di garanzia e dopo le nuove tre denunce da parte di parenti degli ospiti (in un solo caso sarebbero emerse lesioni sospette).
Nell’interrogatorio di garanzia, svoltosi davanti al gip Giovanni Ghini, solo tre operatrici sociosanitarie si sono sottoposte all’esame “al buio”, cioè senza aver visionato i video delle telecamere (posizionate in due stanze per tre mesi), perché sono imputate di un solo episodio ciascuna per aver spostato il letto di un paziente, secondo l’accusa, per impedire all’anziano di chiedere assistenza. Il gip ha confermato la sospensione dal lavoro, che resta in vigore in automatico per le altre tre che si sono avvalse della facoltà di non rispondere.
Gli avvocati difensori di queste ultime ieri si sono incontrati nello studio dell’avvocato Antonio Sarzi Amadè per fare il punto sulla linea difensiva: le loro assistite potrebbero chiedere di essere ascoltate dal pm o dal gip, nel caso in cui chiedessero la revoca della misura.
«Stiamo ragionando su questa eventualità – commenta l’avvocato Sarzi Amadè –. Non siamo di fronte all’ospizio degli orrori: al momento risultano solo lividi, non percosse vere e proprie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
