«Senza di lui avrei il marchio dell’assassino»
Germano Nicolini, il partigiano Diavolo: «Il suo coraggioso aiuto portò alla revisione del processo»
CORREGGIO. A Otello Montanari il 98enne Germano Nicolini doveva quel “Chi sa parli” che nel 1990 sollevò la coltre di silenzio sull’uccisione di don Umberto Pessina, avvenuta 44 anni prima, e mise in moto la revisione del processo dalla quale sarebbe uscito completamente scagionato. Perciò il partigiano Diavolo, che aveva patito ingiustamente dieci anni di reclusione per quel delitto commesso da altri, gli era infinitamente grato. «La notizia della sua morte – dice con la voce rotta dall’emozione – me l’ha data un giornalista verso l’ora di pranzo. Mi ha procurato un grande dolore, un’immensa tristezza. Telefonerò alla sua famiglia per esprimere le mie condoglianze. Otello Montanari era un carissimo amico, un uomo e un politico coraggioso che si è preso la grande responsabilità di intervenire per permettere agli innocenti di essere riconosciuti come tali. So che senza il suo coraggioso aiuto sarei ancora qui col marchio dell’assassino sulla fronte. Quel suo articolo fu un elemento decisivo per condurre alla revisione del processo. Lui invitò i compagni a rivelare ciò che sapevano per scagionare i partigiani ingiustamente condannati. Vincenzo Bertolini, allora segretario del Partito comunista, chiarì che Montanari si riferiva al mio caso. Perciò siamo diventati amici intimissimi. Quando si è di fronte a un uomo come lui, che ha sofferto molte umiliazioni per il suo coraggio, è comprensibile che nasca una grande amicizia, un’intimità spirituale. Negli anni Novanta lui veniva spesso a casa mia con la moglie. Io avevo nei suoi confronti un doveroso obbligo di riconoscenza. Per cinquant’anni avevo condotto la lotta per il riconoscimento della mia innocenza, che mi ha messo in contrasto con il mio partito».
Nicolini, infatti, non aveva più rinnovato la tessera dal 1971, non avendo trovato nel Pci l’aiuto necessario, ma era rimasto fedele agli ideali della giovinezza. «Come Montanari – precisa – ero e sono sempre rimasto iscritto all’Anpi, anche se non avevo occasione di incontrarlo in quella sede. Negli ultimi anni gli acciacchi della nostra età avanzata ci impedivano di vederci, ma la nostra amicizia era immutata». (l.s.)
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