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Giglio Mazzi ricorda il partigiano Jack: «Insieme sotto i colpi»

Giglio Mazzi ricorda il partigiano Jack: «Insieme sotto i colpi»

La testimonianza: «Io fui ferito in maniera non grave ma Otello rimase a terra con otto proiettili in corpo» 

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REGGIO EMILIA. Molti lo chiamavano scherzosamente Tabaròun per il cipiglio severo e accigliato, ma quando aveva 18 anni per motivi assai più seri Otello Montanari si era dovuto nascondere dietro il nome di battaglia Jack. Era la precauzione che i partigiani adottavano per non essere riconosciuti dalle spie ed evitare le ritorsioni sui propri familiari. Tuttavia per salvargli la vita dopo le gravi ferire riportate in uno scontro a fuoco con i fascisti i suoi compagni dovettero usare il suo nome vero per informare i parenti e chiamarli a soccorrerlo. Lo racconta il quasi coetaneo Giglio Mazzi, classe 1927, allora arruolato insieme a lui nel distaccamento Katiuscia della 37esima brigata Gap, operante nella zona di San Maurizio: «Il primo gennaio 1945 eravamo di pattuglia sulla via Emilia. Senza apparente difficoltà disarmammo alcuni militi della Repubblica sociale. Era la trappola tesa da un ufficiale delle Ss italiane addestrato in Germania alla controguerriglia, il quale vestito in borghese ci piombò addosso in bicicletta e ci ferì con una micidiale pistola automatica, stendendoci a terra. Io aprii gli occhi e gli sparai, ma lui si avvicinò e ci investì con una raffica. Quattro proiettili mi colpirono in maniera non grave, ma Otello rimase steso in un lago di sangue con otto proiettili in corpo. L’ufficiale, anch'egli ferito, si allontanò con la bicicletta. Gli abitanti delle case vicine avvisarono i nostri parenti. Mia sorella venne a portarmi via. Otello fu nascosto fino alla Liberazione in una casa di latitanza. Un’ora dopo l'agguato la zona di San Maurizio fu sottoposta a rastrellamento. Tutti gli abitanti vennero portati a Rubiera». Data la gravità delle sue condizioni, Montanari fu costretto all'immobilità per un anno e mezzo, fino alla metà del 1946. Dopo la guarigione, però, gli rimase per tutta la vita una menomazione che lo rendeva claudicante. Perciò era iscritto all'Anpi come partigiano combattente mutilato. (l.s.)

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