Arriva l’ultimatum di Terminal One
La cordata di imprenditori non ha intenzione di aspettare: «O si fa l’asta a luglio o sposteremo i nostri investimenti»
REGGIO EMILIA. Terminal One chiede che l’asta per l’aggiudicazione del polo fieristico reggiano avvenga entro luglio, altrimenti i sedici imprenditori, (di cui dodici reggiani), che compongono la cordata che sta gestendo Fiere Reggio sulla base di un affitto di ramo d’azienda fino al 31 dicembre 2018, sposteranno i loro investimenti altrove, «perché a Reggio ci sono altri interventi pubblico-privati su cui lavorare». A chiedere che «la situazione di Fiere Reggio debba essere definita e chiarita al più presto» è stato il presidente di Terminal One Guido Prati nel corso della presentazione di Lime Space che prevede a luglio tre concerti nel prato del quartiere fieristico reggiano.
Una posizione – quella espressa da Guido Prati – ulteriormente rafforzata da un comunicato ufficiale nel quale si sottolinea che «già da tempo Terminal One era pronta a inviare l’offerta irrevocabile agli organi incaricati dalla procedura anche perché il percorso iniziato non può prescindere dalla possibilità di pianificare e programmare il futuro delle Fiere». Una nota perfettamente sovrapponibile alle parole sia del presidente Guido Prati, sia del direttore generale Matteo Setti che ieri erano a fianco del titolare della Medials Roberto Meglioli, all’hotel Europa. Una presa di posizione che segnala l’insoddisfazione «nei confronti degli organi incaricati della procedura», ovvero l’avvocato Tiziana Volta, il commissario liquidatore dell’ente Fiere. Terminal One è fatta da imprenditori, si legge nel comunicato, «che hanno creduto nelle potenzialità di questa infrastruttura, manifestato la volontà di investire su un’attività che ha un innegabile e riconosciuto interesse pubblico, hanno iniziato a lavorare, hanno avuto modo di registrare anche i primi importanti risultati sia dal punto di vista degli afflussi, sia del miglioramento dei servizi». Fermo restando, ha però sottolineato il presidente Prati, che «la gestione sulla base di un contratto di affitto e senza poter programmare non è sostenibile sul piano economico».
Terminal One non lascia molti spazi di manovra e aggiunge: «Se qualcuno alla fine deciderà di tirarsi indietro qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di questa opportunità sfumata. Siamo ormai alla fine di aprile e non è stata ancora indetta ufficialmente l’asta, nemmeno adducendo spiegazioni convincenti su quelle che possono essere le motivazioni». Rispetto poi alla fantomatica cordata asiatica che avrebbe manifestato un interesse sull’area per farne un hub–magazzino per pallet, la replica del presidente Prati è stata lapidaria: «Non sappiamo nulla, ma c’è differenza tra una manifestazione di interesse e un’offerta chiara sostenuta da una fideiussione».
Terminal One ha fretta di chiudere per poter programmare un rilancio dell’area. Ed è tutt’altro che scontato che si tratti di attività fieristica. Anche perché il Lime Space nasce in maniera temporanea su un’area su cui è possibile edificare strutture da destinare a servizi o ricettività. Ma di questo si parlerà solo dopo l’assegnazione dell’intera area. Per ora Terminal One continuerà a gestire l’attività fieristica, riportando manifestazioni che avevano lasciato Reggio come il salone del cavallo o la rassegna interregionale della Bovina da latte. Così com’è sul tavolo, ha confermato il direttore Setti, «la trattativa con il Pd per svolgere Festareggio alle Fiere». Resta però difficile pensare che sedici facoltosi imprenditori si siano messi insieme per fare una qualche manifestazione fieristica, seppur importante. Infatti il comunicato stampa si chiude con un lapidario «chiediamo solo di poter agire in un ambito di piena chiarezza, l’unico in cui un nostro impegno potrà continuare a essere garantito».
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