Gazzetta di Reggio

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il processo 

Coltello alla gola e minacce di morte all’amministratore

REGGIO EMILIA. «Il 22 settembre 2014 ero davanti all’ascensore quando è uscito un gruppo di nigeriani dall’appartamento. Li ho guardati male perché parevano ubriachi. Il vicino mi ha inseguito fino...

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REGGIO EMILIA. «Il 22 settembre 2014 ero davanti all’ascensore quando è uscito un gruppo di nigeriani dall’appartamento. Li ho guardati male perché parevano ubriachi. Il vicino mi ha inseguito fino al garage, è salito sulla mia auto in movimento, mi ha fermato e mi ha colpito con una scarica di pugni. Non so come ho fatto a fuggire». È solo uno degli episodi raccontati in aula dal reggiano Giampaolo Crotti, che ha rievocato la drammatica convivenza, trasformatasi in un incubo, con Adie Kali, nigeriano 30enne, all’epoca suo vicino di casa ora alla sbarra con l’accusa di stalking e lesioni personali.

I fatti sono avvenuti tra luglio e ottobre 2014 quando Crotti, componente del consiglio di amministrazione di un condominio di via Unione Sovietica, si assume l’incombenza di “tenere d’occhio” quell’inquilino a fianco del suo appartamento. «C’era un via vai continuo, gente ubriaca, musica a tutto volume e Kali che girava a torso nudo in pieno inverno. Tutti i residenti si lamentavano, ma non volevano esporsi». Crotti invece non ha timore a suonare al campanello del vicino per chiedere «un comportamento più consono». Rimostranze che hanno reso il reggiano bersaglio del 30enne, che lo ha minacciato di morte più volte dicendogli «se per colpa tua torno in prigione ti uccido».

In un’occasione gli ha puntato un coltello da cucina alla gola, in un’altra lo ha minacciato con il gesto del pugno chiuso sotto il mento. Una condotta che ha generato nel reggiano, secondo il capo d’imputazione, «un fondato timore per la propria incolumità e quella dei suoi congiunti e uno stato di ansia, costringendolo a mutare le proprie abitudini di vita». Da qui l’accusa di stalking a carico del nigeriano, mentre le lesioni sono riconducibili all’episodio di ottobre nel quale Crotti aveva riportato un mese di prognosi. Ieri è iniziato il processo con la parte lesa rappresentata dall’avvocato Enrico Della Capanna. Hanno testimoniato anche la moglie di Crotti e due testi dell’accusa. Il difensore di Kali, Nicola Tria, ha sottolineato che del suo assistito si sono perse le tracce e non ha più dato notizie di sé. Il giudice monocratico Antonella Teresa Garcea ha fissato la prossima udienza al 21 giugno. (am.p.)

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