Gazzetta di Reggio

Reggio

«Dopo 75 anni è l’ora del perdono per tutti»

di Luciano Salsi
«Dopo 75 anni è l’ora del perdono per tutti»

Il messaggio di pace di don Eugenio Morlini, già missionario in Brasile «Ci sono famiglie che non sanno ancora dove sono sepolti i loro cari»

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REGGIO EMILIA . C'è un uomo di buona volontà, un prete di frontiera già missionario, che vuole dare un seguito ancora più clamoroso al gesto avvenuto domenica 15 a Castellarano. Quel giorno nella Pieve di San Valentino, di fronte al vescovo Massimo Camisasca e ai familiari del beato Rolando Rivi, Maris Corghi, la figlia del partigiano condannato per l’uccisione del giovane seminarista, ha chiesto pubblicamente perdono. Il vescovo ha commentato: «Attraverso un’azione paziente e tenace, il Signore ha saputo farsi spazio nei cuori delle persone e arrivare a questo miracolo». Ora don Eugenio Morlini vorrebbe provocare un miracolo ancora più grande, che illustra in questa lettera inviata alla Gazzetta di Reggio: una “riconciliazione collettiva” fra gli eredi dei due schieramenti che si fronteggiarono sanguinosamente fra il 1943 e il 1945.

La propone per il 2020, nel 75esimo anniversario della Liberazione, allo scopo di «rendere pienamente effettivo il sogno di libertà e di pace della Resistenza». A suo parere, infatti, nella nostra terra l’odio e il rancore della guerra civile non si sono ancora sopiti. «Ci sono famiglie – sottolinea – che non sanno dove sono sepolti i loro cari. Se venissero rivelati questi luoghi, anche in maniera anonima, potrebbero recarvisi a pregare. Così si porrebbero le premesse per una grande cerimonia di perdono collettivo. Vorrei che le rivelazioni fossero fatte in modo discreto, per la pace delle persone coinvolte, ma per arrivare a qualcosa di concreto. Ci penso da un anno e ne ho parlato con il vescovo e con alcuni sindaci quando Camisasca è venuto in visita al museo Cervi, che si trova nel territorio dell’unità pastorale Gioia del Vangelo, comprendente le parrocchie di Campegine e Gattatico, alla quale collaboro come parroco in pensione».

Si può giurare che don Morlini si adopererà a fondo. Alle spalle ha una lunga esperienza di missione in Brasile, dove sfidò la dittatura e la repressione subendo minacce di morte e l’uccisione di un collaboratore. Quell’impegno per la pace e la giustizia sociale l’ha continuato in Italia come parroco di San Bartolomeo. Ora il trasloco nella terra dei fratelli Cervi lo stimola a favorire quella riappacificazione che non ritiene compiuta. L’obiettivo più ambizioso è il ritrovamento delle sepolture dei desaparecidos. L’unico ritrovamento fu fatto nel 1991, nel clima del “Chi sa parli”, la denuncia fatta da Otello Montanari, il partigiano e dirigente comunista morto lunedì. Fino agli ultimi anni, però, le ricerche sono state infruttuose. Alla fine d’aprile del 1945 le forze partigiane attive a nord della via Emilia prelevarono 32 persone dalle abitazioni a Campagnola, Castelnovo Sotto, Poviglio, Reggio e Rio Saliceto e le condussero nella località Cavòn, nei pressi di Campagnola. Nessuna di loro fece ritorno a casa. Nel marzo 1991, dopo oltre 45 anni di ricerche soprattutto per iniziativa di Umberto Righi, figlio e nipote di due persone scomparse, in una fossa poco lontana dal Cavòn vennero ritrovate 19 dei 32 scomparsi. Delle 19 salme, dieci furono identificate nei mesi successivi al ritrovamento. Altre tre persone furono identificate nel 2008 e nel 2009 grazie all’analisi del Dna.

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