Maxi stipendio in Iren: il sì dei sindaci spegne la protesta
Via libera dai soci pubblici al bilancio record. L’ad Bianco sfonderà il tetto dei 350mila euro ma restano solo 5 sindaci reggiani a votare contro sui 17 dell’anno scorso
REGGIO EMILIA I risultati record di Iren superano le aspettative e la battaglia sui compensi dei top manager va in soffitta. Secondo i paletti fissati dai sindaci reggiani nel 2015, l’amministratore delegato Massimiliano Bianco dovrebbe guadagnare al massimo 350mila euro tra annessi e connessi ma potrebbe arrivare fino a 460mila visti i bonus concessi.
Il tetto era stato fissato dopo la buonuscita da 900mila euro nel 2014 dell’ex ad Nicola De Sanctis, che aveva portato a una insurrezione contro le regole sulle remunerazione attive nell’azienda partecipata da soci pubblici, che vende energia, acqua e raccoglie i rifiuti assicurando quest’anno dividendi per 11 milioni di euro ai 40 comuni reggiani azionisti dell’ex Agac, diventata un colosso nel nord-ovest d’Italia, dove c’è un bacino di 7 milioni di utenti.
Per Bianco, quest’anno, il cda ha approvato compensi per 304 mila euro su proposta del comitato di remunerazione. A questi si aggiungono 61mila euro per il bonus a breve, e altri 86mila euro la quota annua di lungo periodo.
A questi vano poi aggiunti 15mila euro di benefit che fanno schizzare il totale a 466mila euro qualora l’ad raggiunga il 100% degli obiettivi fissati. Buona parte di quei soldi li prenderà sfondando il limite ideale che era stato messo ad argine delle polemiche.
L’argine, però, si è rotto definitivamente ieri durante l’assemblea dei soci di Iren tenuta nella sede di Reggio. L’anno scorso ben 17 sindaci avevano agitato la campanella del loro dissenso votando contro i compensi già ritenuti troppo alti: con loro anche alcuni fondi, che avevano portato il voto contrario sopra il 16%.
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Ieri, invece, quel dissenso si è affievolito facendo premere il tasto rosso del voto contrario a soli 5 sindaci reggiani: voto che è crollato nelle statistiche all’1,67%. Dieci volte meno dell’anno passato: una pietra tombale sulla protesta su salari e bonus che aveva scosso dalle fondamenta Iren, portando cittadini e sindaci alla protesta di piazza e in assemblea dei soci.
Con Alessio Mammi (sindaco di Scandiano) a votare contro compensi e bonus dell’ad Bianco sono stati ieri Casalgrande, Castellarano, Baiso e Bagnolo. Dovevano essere di più ma c’è chi, come afferma il sindaco di Viano, Giorgio Bedeschi, ha praticamente gettato la spugna: «Sanno come la penso: bene i bravi manager ma noi rappresentiamo una municipalizzata che non può permettere maxi compensi».
Il contrappeso sono però i comuni maggiori, Reggio Emilia e Torino, che hanno dalla loro anche Parma e il cui voto è determinante e trascinante. Ma ci sono soprattutto i dividenti in crescita, il titolo che sovraperforma in Borsa rispetto ai concorrenti, senza scordare le sponsorizzazioni e gli interventi sui territori. Solo su Reggio Iren è coinvolta nelle partite più disparate, Reggiane in primis tramite la controllata Iren Rinnovabili affidata al vice presidente reggiano Ettore Rocchi. Dopo Iren, infatti, c’è ormai il vuoto: è l’unica cassaforte rimasta a Reggio dopo il rimpicciolimento sostanziale di enti come Fondazione Manodori.
Iren sta mettendo tanto fieno in cascina. Il 2017 si è chiuso con risultati economici da incorniciare, riduzione dell’indebitamento finanziario e una proposta di dividendo in incremento del 12% a 0,07 euro. Il gruppo ha infatti chiuso il 2017 con ricavi a 3,7 miliardi di euro in crescita del 12,6% rispetto al 2016, un Ebitda a 820,2 milioni di euro (+0,7%) e un utile pari a 237,7 milioni di euro, schizzato del 32,2%.
Ieri il presidente di Iren, Paolo Peveraro, ha ricordato poi che l’obiettivo del management è di «aumentare i dividendi di almeno il 10% annuo». Il piatto più ghiotto che resta ormai in circolazione.
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