Luca Tadolini: «L’Anpi non vuole riappacificazioni»
REGGIO EMILIA. Luca Tadolini, fondatore e responsabile del Centro studi Italia, accoglie con favore la proposta di don Eugenio Morlini, filtrandola però attraverso l'ottica di destra che gli è...
REGGIO EMILIA. Luca Tadolini, fondatore e responsabile del Centro studi Italia, accoglie con favore la proposta di don Eugenio Morlini, filtrandola però attraverso l'ottica di destra che gli è propria. Non gli va la riconciliazione «nel segno della Resistenza» auspicata dal sacerdote, essendo quella per lui la parte avversa. La desidera «nel segno della libertà e della civiltà». «Noi – sottolinea – abbiamo sempre proposto lo spirito di riconciliazione nazionale, che ha sempre animato le nostre iniziative. Per realizzarla, però, occorre la collaborazione di entrambe le parti. Non si può dire che gli altri facciano operazioni di memoria e noi di strumentalizzazione. La riconciliazione si deve basare sulla ricostruzione dei fatti compiuta con un confronto reciproco. Non vogliamo nè la storia dei vincitori nè quella dei vinti. Siamo favorevoli al confronto, come quello che abbiamo fatto a Pineto nello scorso settembre invitando Vainer Burani, un uomo notoriamente di sinistra. Diverse volte abbiamo accolto nei nostri convegni studiosi di quella parte poltica, tra cui Massimo Storchi, Mirco Carrattieri e Salvatore Fangareggi. Loro, però, non hanno mai ricambiato gli inviti».
Sulla ricostruzione delle vicende belliche, in realtà, non vi sono molte discordanze. La stessa storiografia di sinistra ha ormai accettato l'idea che la Resistenza sia stata anche guerra civile. Rimane, però, l'ombra degli scomparsi, dei civili e dei militari prigionieri eliminati dai partigiani e di cui non sono stati ritrovati i corpi. «Stimiamo – dice Tadolini – che siano fra cento e duecento gli scomparsi nella nostra provincia. Fra questi uno zio dell'ingegnere Leopoldo Barbieri, ex-consigliere provinciale, e la famiglia Margini». La riconciliazione, a suo parere, è ancora lontana. «L'Anpi – afferma – non l'ha mai voluta». Intanto sono ancora vivi i risentimenti per le uccisioni, non solo per quelle lasciate senza il ritrovamento del cadavere. «Non basta – sottolinea Tadolini – la richiesta di perdono fatta a Castellarano, che rimane un gesto di spiritualità individuale. Sul caso del Cavòn dovrebbe intervenire il sindaco di Campagnola».
Un altro ricorrente motivo di scontro è la celebrazione della battaglia di Fabbrico. Mentre le associazioni partigiane la rievocano ogni anno in febbraio, da una ventina d'anni si presenta in piazza anche un gruppo di militanti di destra per commemorare i caduti della Repubblica sociale italiana. L'accoglienza è feroce. Tadolini commenta con asprezza: «Dicono che la nostra è una provocazione. In realtà noi andiamo a ricordare i nostri. I morti sono tutti uguali. Abbiamo saltato soltanto quest'anno per non alimentare un clima di tensione nell'imminenza delle elezioni politiche, ma ci ripresenteremo l'anno prossimo». (l.s.)
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