Nessuna violenza, condannata l’ex moglie
Rubiera, la Cassazione conferma 16 mesi alla donna per calunnia. Fine di un incubo per l’ex marito
RUBIERA. «La fine di un calvario per Andrea. Una storia che gli ha procurato molti danni, e non solo materiali, dal momento che la voce si era sparsa in tutto il paese». Così l’avvocato Tiziano Panini (Studio Mattioli), del Foro di Modena, commenta la conclusione, con la sentenza in Cassazione, della vicenda del marito accusato dall’ex moglie di violenza sessuale: un’accusa falsa e ordita per vendetta, ha sentenziato la Corte di Bologna al terzo grado del procedimento, confermando in toto l’impostazione data dal giudice Cristina Beretti nel primo grado di giudizio a Reggio Emilia, ad agosto 2015. Sentenza che era stata confermata anche in secondo grado dalla Corte d’Assise d’Appello nel febbraio 2017. Poi il ricorso in Cassazione della donna.
Dunque un anno, quattro mesi e dieci giorni di reclusione (pena sospesa), con il pagamento di una provvisionale di 3.500 euro resta la condanna per la donna, all’epoca dei fatti 34enne, per i reati di calunnia e minacce.
Queste ultime riscontrate in un messaggio inviato al cellulare dell’ex marito e in una telefonata che hanno avuto un ruolo fondamentale nel confermare che il rapporto, consumato nel bagno di casa il giorno di Santo Stefano del 2011, pochi mesi dopo la separazione dei due, era stato consenziente.
Altre vere vittime finite in mezzo all’epilogo a dir poco burrascoso di un rapporto che era durato 16 anni (due di fidanzamento e 14 di matrimonio) sono i due figli minorenni, oggi quasi adolescenti, della coppia. È per tutelarne la privacy che non forniamo le identità.
«Per anni mi sono trascinato dentro tantissime cose – commenta ora l’uomo, oggi 44enne –. Sono un commerciante e la voce sull’accusa di mia moglie di averla violentata aveva fatto rapidamente il giro del paese. Per anni sono stato guardato e giudicato. In gioco c’è sempre stato anche il rapporto con i miei figli. E anche per questo ho seguito la strada della denuncia per calunnia, perché fosse riconosciuta da tutti la verità. Se fosse passata la violenza inoltre avrei rischiato di fare anni di carcere. Oggi posso dire finalmente di essere uscito fuori da un incubo. Mi sono risposato e, anche grazie alla mia nuova moglie, guardo con fiducia al futuro».
Parole pronunciate con serenità, libere da rancore e con una riflessione. «Purtroppo la violenza sulle donne è un fenomeno che esiste, è molto grave e va combattuto. Ma questa volta, e non penso sia l’unica, a rimetterci è stato un uomo, accusato ingiustamente. E anche questa cosa è molto grave e andrebbe tenuta sempre in considerazione». (m.f.)
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