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Correggio, il Nas nell’ospizio degli orrori

Correggio, il Nas nell’ospizio degli orrori

Controllo dei carabinieri nella struttura al centro dell’indagine per violenza privata sugli anziani ospiti della struttura

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CORREGGIO. I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e sanità (Nas) si sono recati ieri per effettuare un’ispezione generale e approfondita nell’ospizio di via Mandriolo Superiore. Un sopralluogo messo a segno dagli specialisti dell’Arma che hanno allargato quindi il perimetro delle investigazioni dopo l’esplosione del caso maltrattamenti, contestando a 13 operatrici della casa di riposo gestita da Coopselios il reato di violenza privata, metà delle quali sospese dall’attività lavorativa come disposto dalla procura di Reggio.

I carabinieri del Nas hanno scandagliato - per quanto di loro competenza - le condizioni della struttura nell’ambito della indagine affidata al sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che punta a fare luce sulle vessazioni psicologiche e le percosse perpetrate agli anziani, colpiti anche con pugni al volto secondo quanto già contestato negli atti di indagine. Comportamenti che la procura e i carabinieri contestano quindi alle 13 operatrici sociosanitarie e alla coordinatrice della struttura comunale, convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e accreditata alla cooperativa Coopselios, che ha poi cambiato il personale. Sulle condizioni della struttura e il rispetto delle condizioni fissate con l’accreditamento, sono in corso le valutazioni anche dell’Ausl di Reggio Emilia.

Già quattro giorni fa la pm si era recata all’ospizio per capire il funzionamento dei sistemi di assistenza, con un occhio di riguardo per quei campanelli e un filo collegato al letto che, secondo gli avvocati che difendono le operatrici indagate, sarebbe stato funzionante per un degente 83enne anche con il letto allontanato dal muro. Caso centrale nell’indagine ancora in corso.

Per le 13 operatrici sociosanitarie indagate (sei sospese dalla professione, sette senza misure cautelari) c’è quindi la contestazione di violenza privata su almeno due degenti, con le aggravanti di fatti commessi su infermi e in pubblico servizio; la coordinatrice per omissione di atti d’ufficio (avrebbe saputo e taciuto).

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