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«Stipendi Iren, schiaffo ai consumatori»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Stipendi Iren, schiaffo ai consumatori»

Trisolini (Federconsumatori): «Sbagliato ripagare i dirigenti per i dividendi». Mammi: «Sfondato il limite fissato nel 2015»

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REGGIO EMILIA. «Siamo a fianco dei pochi sindaci che hanno espresso parere contrario ai maxi stipendi dei dirigenti di Iren». Federconsumatori entra a gamba tesa nella vicenda del via libera dato dalla stragrande maggioranza dei sindaci reggiani allo stipendio dell’amministratore delegato di Iren, Massimiliano Bianco, che con i bonus potrebbe arrivare ad un massimo di 466mila euro. Oltre 100mila euro in più del tetto fissato a 350mila euro nel 2015 dagli stessi sindaci, che avevano chiesto che l’ad guadagnasse al massimo 10 volte lo stipendio dell’impiegato medio di Iren.

«Quel rapporto non è stato rispettato nonostante quanto avevamo dichiarato in passato e, per un principio di coerenza, ho votato contro» ci ha spiegato due giorni fa il sindaco di Scandiano, Alessio Mammi, che insieme ad altri quattro Comuni ha bocciato la proposta sul salario assieme a Casalgrande, Castellarano, Baiso e Bagnolo.

Mosche bianche, appena l’1,67% dei voti contrari contro il 16% di un anno fa, segno che molti colleghi di Mammi hanno deciso di premiare i risultati record dell’azienda quotata in Borsa, che sta per distribuire a Reggio oltre 11 milioni di dividendi 2017. Un piatto ricchissimo.

«Non siamo nati ieri – dichiara Giovanni Trisolini, presidente di Federconsumatori Reggio Emilia – Sappiamo che con i dividendi di Iren si sostengono i servizi sociali della nostra città e degli altri Comuni soci, e per quanto sia vero che anche la crisi è a una prima svolta, è altrettanto vero che questi anni hanno profondamente segnato il Paese e chi ci vive. La realtà che si profila non ha più nulla a che vedere con ciò che conoscevamo. In Italia sono 6 milioni i poveri. Moltissimi non hanno lavoro e non hanno reddito. Molte di queste persone si rivolgono anche alla nostra associazione per chiedere aiuto e assistenza: perché non riescono a pagare il riscaldamento, l’affitto, la spesa. Non sono cose lontane dal nostro quotidiano. Per cui saranno certamente veri e importanti gli interventi economici che Iren effettua sulla città e sulla provincia ma è altrettanto vero che non dovremmo “pagarli” con aumenti alla dirigenza, in particolare in questo momento. Questo è un gesto che come minimo poteva attendere. Anche per questo siamo a fianco dei pochi sindaci che hanno espresso parere contrario ai maxi stipendi dei dirigenti di Iren».

La spesa totale per i compensi del cda di Iren nel 2017, il cui via libera è stato decretato due giorni fa in assemblea a Reggio da oltre il 90% degli azionisti (pubblici e privati), si attesta a 1 milione di euro. Il compenso più alto va all’ad Bianco (381mila euro, che con i bonus schizza a 466mila), seguito dal presidente Paolo Peveraro (176mila euro), e a distanza dal vice presidente del gruppo, il reggiano Ettore Rocchi (63mila euro). La proposta sulle remunerazioni ha scontentato anche alcuni sindaci non presenti all’assemblea di giovedì, come Enrico Bini di Castelnovo Monti, da sempre critico sulla gestione dell’azienda che guarderebbe più alla finanza che ai territori. Ma gli equilibri in Iren sono cambiati di pari passo con la resurrezione dei conti. E qui Reggio e il sindaco Luca Vecchi – favorevole alle remunerazioni viste le performance – hanno un peso rilevante anche se diverso dopo che il Pd ha perso gli altri soci pubblici, i Comune di Torino e Genova, passati ai 5 stelle e alla destra. Un asse politico prima monocolore che si è spezzato, ma che si ricompone sotto l’egida della buona amministrazione della multiutility, uscita dalle secche e in grado di generare utili e staccare dividendi milionari. Proprio il grado di connessione tra l’azienda e i soci pubblici è stato oggetto di interventi in assemblea da parte dei piccoli azionisti, come Francesco Fantuzzi e Alessandra Guatteri (capogruppo dei 5 stelle a Reggio), controbilanciati dal plauso di sindaci e fondi, come Kairos, che ha espresso soddisfazione «su tre fronti: flessibilità finanziaria e liquidità del titolo, una governance efficace e importanti investimenti in sostenibilità».

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