«Dalla prefettura 109 atti contro le mafie»
È il bilancio tracciato dal prefetto Maria Forte. Vecchi: «La collaborazione tra istituzioni è vincente»
REGGIO EMILIA. «Sono 108 i provvedimenti interdittivi antimafia emessi in questi ultimi anni dalla prefettura». A fissare l’alto grado informativo messo in campo contro la criminalità organizzata e i suoi mille rivoli, è stata ieri il prefetto Maria Grazia Forte in apertura dell’ultimo evento del festival “Noicontrolemafie”. Forte ha sottolineato «la speciale sinergia tra istituzioni e società civile che hanno saputo fare fronte compatto». Un marchio di fabbrica per i reggiani, come rivendicano il sindaco Luca Vecchi e il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Per oltre due ore, ieri, si è fatto il punto della situazione nel contrasto alla criminalità da parte di istituzioni e cittadini. Lo si è fatto insieme ai tanti amministratori pubblici e soprattutto ai tanti studenti che hanno gremito l’Auditorium del Credem (e lo si è fatto proprio qui a Reggio Emilia, a tre anni di distanza dall’indagine Aemilia). E alla consapevolezza che cosa nostra, ’ndrangheta e camorra non sono un fenomeno circoscritto al Sud Italia, può oggi unirsi anche la consapevolezza che c’è stata un reazione al fenomeno criminale inquadrato con l’inchiesta Aemilia.
«Abbiamo affrontato alla reggiana questo nodo, decidendo di fare qui il processo – ha voluto ribadire ieri Vecchi – Ci siamo presi questa responsabilità. Abbiamo anche accompagnato gli enti locali affinché si costituissero come parte civile al processo. E poi c’è l’efficacissima collaborazione interistituzionale. Lo Stato qui ha agito grazie anche ad esperti di mafia che ci hanno aiutato a crescere».
La parola d’ordine, ora, è pero futuro. Quale sarà l’effetto di Aemilia, dopo le sentenze e i vari gradi di giudizio. «Qualsiasi cosa accada nelle sue sentenze, quel processo ci consegna nuova consapevolezza – conclude Vecchi – E questo territorio non spegnerà la chiavetta del motore dopo le sentenze. Dobbiamo interrogarci i prossimi mesi affinché un sistema sociale possa continuare ad essere protagonista sulla legalità e contro l’infiltrazione mafiosa». (e.l.t.)
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