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Donne in trincea contro le mafie

Donne in trincea contro le mafie

Brescello: anche Catia Silva protagonista dell’incontro di Agende Rosse a Finale

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BRESCELLO. Donne che hanno affrontato la mafia al Nord, ricevendone in cambio minacce di morte, solitudine e indifferenza di tanta politica e di tante istituzioni. Donne che la mafia la combattono ogni giorno, con la loro testimonianza.

Il movimento Agende Rosse (niente politica, viene dal nome e colore dell’agenda fatta sparire da chissà chi al giudice Borsellino nel giorno del devastante attentato che lo ha ucciso) è sbarcato l’altra sera a Finale Emilia (Modena). Uno “sbarco” - come prevedibile - nel vuoto. C’erano giusto 25 persone ad ascoltare racconti e testimonianze agghiaccianti, per la contiguità con le vicende che il processo Aemilia ha svelato.

Assenti le associazioni, anche locali, che si battono per i diritti dei cittadini, assente tanta politica, che pure si fregia di sostenere e condividere l’impegno antimafia. Finché fa comodo e si parla di altri mondi, verrebbe da dire. A fare gli onori di casa c’erano comunque il vicesindaco di Finale Emilia, Lorenzo Biagi, e il presidente del Consiglio comunale, Maurizio Boetti, l’unico - è stato riconosciuto - a presenziare saltuariamente al processo Aemilia. Presenti anche un consigliere della Lega Nord e quello del Movimento a 5 Stelle Andrea Pavani, che ha contribuito all’allestimento tecnico.

Tutti, al termine, hanno riconosciuto lo spessore, l’emozione e l’interesse delle testimonianze che sono arrivate dalle quattro donne protagoniste della serata, che verrà replicata a Modena il prossimo 19 maggio.

La prima è la modenese Sabrina Natali. Madre, lavoratrice, eppure dedica ogni attimo libero della sua vita a diffondere informazioni spesso trascurate sulle infiltrazioni delle mafie in Emilia. Un lavoro imponente, documentato per conto di agende Rosse sul sito e sulla pagina Facebook “Processo Aemilia”. Ha raccontato la genesi del processo, i suoi protagonisti, con una sequenza incalzante e preziosa di informazioni, di immagini, di documenti. Così come Giulia Paltrinieri, giovane reporter che si è aggiudicata il prestigioso Premio Morrione sul giornalismo investigativo, con una inchiesta che ha denunciato lo sfruttamento brutale e illecito delle sabbie del fiume Po, poi trasformato in quelle cave a discarica di rifiuti pericolosi.

La serata poi è decollata con la testimonianza di Catia Silva, arrivata apposta da Brescello. Ha raccontato delle minacce che ha ricevuto quando si oppose all’inserimento in lista alle elezioni di personaggi “sospetti”, del processo che ne è scaturito, dei continui tentativi subiti negli anni di ostacolare le sue denunce, le sue segnalazioni. «Ho provato un senso di solitudine dopo la condanna delle cinque persone che mi minacciarono in piazza a Brescello - ha raccontato - Non ho mai ricevuto da alcun rappresentante istituzionale di quelli che in tutte le sedi esprimono solidarietà a quanti sono bersagliati da personaggi di quella caratura, né una telefonata, né una parola. Come se non esistessi, come se tutto quello che è accaduto a Brescello non fosse accaduto».

A concludere la serata poi l’agghiacciante racconto di Fiorenza Brioni, ex sindaco di Mantova. Costretta fin dal primo giorno del suo mandato a combattere una lottizzazione gigantesca e violenta sui laghi, promossa da gente del suo stesso partito e da un imprenditore poi coinvolto nell’inchiesta della Dda di Brescia “ Pesci”, esplosa nello stesso periodo di Aemilia, da cui è uscito assolto.

A Brioni quando era sindaco furono recapitati proiettili per intimidirla.

Un racconto inquietante, una storia che l’ha vista in prima linea. E oggi, fuori dalla politica e da tessere di partito, impegnata in Agende Rosse: «Perché è in corso una vera colonizzazione, altro che infiltrazione. Perché questo sistema senza coppola e lupara ammalora la nostra politica, le aziende, le vite dei cittadini, i partiti. E arriva il momento di decidere da che parte si vuole stare».

Alberto Setti

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