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Sanità a Reggio Emilia: «Due mesi per la visita, 24 ore se paghi»

di Adriano Arati
Sanità a Reggio Emilia: «Due mesi per la visita, 24 ore se paghi»

Liste d’attesa dell’Ausl: lo sfogo di un 40enne reggiano che soffre d’asma e doveva sottoporsi a una visita pneumologica

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REGGIO EMILIA. Attese di mesi, ben oltre il gestibile per chi ha certi problemi sanitari, che svaniscono di botto appena si passa alla visita a pagamento nella stessa struttura, e con lo stesso medico.

Alle prese con la sanità pubblica per affrontare un’asma cronica e altre patologie, il 40enne reggiano Alessio Conti si è trovato di fronte a tante situazioni che lo hanno lasciato perplesso e amareggiato, spingendolo a dar voce alle proprie riflessioni.

Conti da sempre convive con l’asma e, quindi, la primavera è uno dei periodi più complessi dell’anno per lui. Per capire come affrontare la malattia in questo 2018, calibrando terapie e abitudini sui dettagli, ha prenotato come tante volte in passato una visita pneumologica all’Ausl reggiana.

Con le prime, grandi difficoltà: «Il calendario è un problema serio. Io dovevo fare questa visita specialistica legata all’asma, e non era possibile farla a Reggio per mesi: il primo appuntamento utile era a quasi due mesi di distanza, a Sassuolo», racconta.

E precisa: «Questa tempistica non è accettabile per chi soffre di asma, se c’è già un peggioramento in atto non si possono aspettare due mesi per conoscere i particolari e pensare alla terapia. Se sento bisogno più spesso di usare il farmaco, e magari in primavera arriva un temporale che peggiora le cose per chi soffre d’asma, si finisce al pronto soccorso. E al pronto soccorso poi si scandalizzano perché non si è seguita la terapia preventiva e perché si creano ulteriori code in reparto. Ma non c’è modo di fare diversamente, anche dalla guardia medica è difficile avere risposte».

Il discorso cambia radicalmente se si sceglie la prestazione extra moenia, ovvero quella effettuata come privato dallo specialista della struttura pubblica, negli stessi spazi della struttura pubblica. «Vista la mia necessità ho chiesto se c’erano spazi più vicini per una visita in libera professione. Me l’hanno fissata per il giorno dopo, nemmeno 24 ore», continua Conti. E si arriva alle dolenti note: «Il problema è che si tratta di un medico dell’ospedale, che visita nei poliambulatori dell’ospedale, solo che in un caso l’attesa è di due mesi e nell’altro di un giorno. Io non sono contrario alla libera professione, ma qui c’è un grande conflitto di interessi. Parliamo degli stessi medici, nello stesso ambulatorio: come può esserci una differenza di mesi nell’attesa? Il conflitto di interessi è molto vistoso, senza contare che c’è chi a volte non può nemmeno permettersela la visita a pagamento».

Nel suo percorso sanitario Conti si è imbattuto anche in altre differenze, che mettono in mostra eccellenze e sofferenze. «Lo specialista con cui ho preso l’appuntamento a pagamento è estremamente competente, mi ha fatto una visita precisa e accurata, mi ha lasciato anche la mail per potergli fare domande alla bisogna e io l’ho fatto perché avevo un dubbio su un farmaco. È tutto funzionale ed efficace, ma non è sempre così», prosegue. «Senza questo rapporto sarei dovuto andare dal mio medico curante, farmi prescrivere una visita, aspettare ancora senza poter proseguire le cure. A volte basterebbe una mail, ma non si trova spesso questa collaborazione», riflette. Tutto negativo? Tutt’altro, vuole ribadire Conti. «Reggio è abituata a standard sanitari elevati, ed è così, ma ci sono anche criticità che non vanno nascoste, non va bene mettersi le fette di prosciutto sugli occhi. I problemi in alcuni settori ci sono, tanti non se ne rendono conto perché quando hanno la possibilità si rivolgono a servizi privati. Ma questo rimane il nostro servizio pubblico, pagato dai cittadini e non tutti possono scegliere la soluzione privata».

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