Quei luoghi reggiani dal nome un po’ osé stuzzicano web e tv
Sesso, Pappagnocca e Buco del Signore: escluse origini hard Ecco il vero significato dei toponimi “premiati” da Pornhub
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REGGIO EMILIA. C’è una targa stradale decisamente pruriginosa, via Fregatette, da aggiungere ai toponimi hard reggiani che la Gazzetta di Reggio ha elencato nei giorni scorsi prendendo spunto dal sito a luci rosse Pornhub, che si fa pubblicità offrendo un abbonamento gratuito agli abitanti dei luoghi conosciuti con nomi sessualmente evocativi. La cita Vittorio Nironi nello “Stradario reggiano antico” pubblicato nel 1971. Da oltre mezzo secolo quella strada non esiste più.
Si apriva come laterale di via Roma, tra via Filippo Re e via Bellaria. Fu cancellata alla fine degli anni Cinquanta con la demolizione della parte più degradata del quartiere del pòpol giost. Al suo posto sorse l’edificio scolastico che ospita l’istituto tecnico commerciale Scaruffi. A dire il vero era denominata via Francotetto, ma Nironi attesta che in documenti del Seicento e del 1792 compare come contrada o “viazola” Fregatette, un nome apparentemente appropriato a una zona famosa per la pratica dell’amore mercenario.
Basta, però, spostarsi nella vicina Parma per scoprire nel popolarissimo Oltretorrente una laterale di via Nino Bixio, borgo Catena, già borgo Fregatetti. Quella stradina era così chiamata perché talmente stretta che i coppi delle opposte casupole arrivavano quasi a sfiorarsi. Probabilmente anche la viuzza reggiana aveva in origine lo stesso nome, poi maliziosamente storpiato in omaggio agli usi e costumi di qualche donna che l’abitava e infine pudicamente emendato come Francotetto nel 1814, l’anno della Restaurazione.
Che dire di Sesso, Pappagnocca e degli altri toponimi dal vago riferimento osé che già fanno sperare a qualcuno di promuovere l’esangue turismo reggiano grazie al loro esplicito richiamo licenzioso?
In realtà (lo diciamo sottovoce per non spegnere le risate provocate dalle facili battute che vi fioriscono sopra) nessuno di essi ha una matrice boccaccesca.
Nel Medioevo questi nomi vennero coniati dalla rozza lingua del popolo, diversa dall’odierno italiano, prendendo spunto dalle caratteristiche fisiche o botaniche dei luoghi. I significati allusivi che ci divertono nascono dalla confusione con il gergo lascivo della nostra epoca. È difficile, ad esempio, non sorridere e ammiccare quando si sente chiamare Buco del Signore la vecchia borgata della periferia Sud. Qualcuno s’è inventato addirittura che una volta fosse denominata Buco della Signora, come una trattoria apertavi negli anni scorsi (dell’origine del toponimo si è occupata anche Luciana Littizzetto durante la puntata di Che tempo che fa andata in onda domenica 15 aprile).
La genesi del toponimo l’ha chiarita Anzio Arati nel libro “Il vero buco” stampato nel 2011 da Grafica Service con il patrocinio del Comune. Il buco era un foro aperto nella lastra di pietra che sbarrava l’imboccatura di un corso d’acqua artificiale derivato dal canale di Secchia, scavato nel Medioevo per portare l’acqua del fiume da Castellarano alla nostra città. Nel 1466 Sigismondo d’Este, figlio del marchese di Ferrara e signore di San Martino in Rio, ottenne la concessione di prelevare acqua per il suo feudo dal canale di Secchia. A tal fine realizzò la derivazione nella località che fu perciò denominata “Buco del Signore di San Martino e Belgioioso”.
In quanto a Sesso, essendo un termine colto è da escludere che fosse usato con il significato attuale dai villici che popolavano quella frazione. C’è chi ritiene che derivi dal latino sextum, nel senso di “ad sextum miliarium”, cioè “a sei miglia” da Reggio. Il miglio romano, però, era lungo circa un chilometro e mezzo, mentre Sesso dista dalla città cinque chilometri, corrispondenti a 3,2 miglia. Un’altra ipotesi è “sessus”, che significherebbe sedimento (del vicino Crostolo) come il termine classico “sedimen”.
Sembrerebbe inequivocabile Pappagnocca. Tuttavia l’allusione invereconda è confutata dal fatto che il nome volgare dell’organo femminile viene dal dialetto romagnolo, non da quello reggiano, che adottava la metafora prunesca “brogna”. Si dovrebbe invece cercare un’affinità con Gnocca, la frazione di Porto Tolle che dà il nome al Po di Gnocca derivandolo forse da “noce” o da un termine veneto che sta per protuberanza del terreno. Viceversa la Brugna di Casina è, come Brugneto di Reggiolo, uno dei tanti fitotoponimi ricavati dalla vegetazione locale.
Ci vuole, poi, molta fantasia per scoprire qualcosa di impudico in Camporella e La Buca, località di Codemondo dove si trovava evidentemente un’affossatura del suolo, mentre a Casino di Castelnovo Monti era ubicata non una casa di tolleranza, ma una di quelle costruzioni chiamate “casini”, utilizzate dai nobili per la caccia e lo svago.
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