Cgil a quota 112mila iscritti Sindacato sempre più rosa
Tessere in aumento rispetto al 2016, le donne rappresentano il 51% del totale Il segretario Mora: «Si tratta di un risultato che non era né semplice né scontato»
REGGIO EMILIA. La Cgil tiene e si conferma il primo sindacato reggiano con un tesseramento 2017 chiuso a 112.208 iscritti (+497 unità rispetto al 2016). Ma cambia faccia e composizione, così come è profondamente mutato il mercato del lavoro, con un calo tra i lavoratori dell’industria e dell’edilizia e un aumento tra i precari e i servizi. La Cgil reggiana si conferma a maggioranza femminile con il 51,28% di donne sul totale degli iscritti. Una percentuale che sale al 55,88 % se si considerano anche i pensionati.
Tra i lavoratori attivi si registra una prevalenza nella fascia 41-55 anni, pari al 49% del totale, del 31,7% negli under 40 e del 19% nella fascia oltre i 55 anni. I lavoratori stranieri rappresentano il 18,8% dei lavoratori attivi e il 2% tra i pensionati, per una media complessiva del 10,29%. Nella Cgil reggiana anche il numero dei tesserati certifica l’aumento dei lavoratori precari e nei servizi e un calo di giovani «in conseguenza della legge Fornero che ha anche ridotto il numero degli iscritti alla Spi», hanno rilevato ieri il segretario della Camera del Lavoro, Guido Mora e il responsabile organizzativo, Valerio Bondi.
Nel fornire i dati del tesseramento 2017, sia Mora sia Bondi non hanno usato toni trionfalistici, consapevoli «che si tratta di un risultato che non era né semplice, né scontato. Così come non era scontato ottenere nel corso del 2017 circa 22mila nuove deleghe, 7mila delle quali legate ai servizi forniti dal patronato e dai servizi fiscali». Il 2017 conferma il trend di iscritti alla Cgil registrato negli ultimi cinque anni, che vede da un lato un calo dei tesserati dell’1,35% tra il 2013 e il 2017 e dall’altro una crescita del numero dei lavoratori attivi rispetto ai pensionati. Questi ultimi, nel 2013, rappresentavano il 57% del totale degli iscritti, mentre nel 2017 sono stati il 55%. Così come è aumentato di oltre il 380% il numero delle tessere legate ai servizi (erano 2.225 nel 2013 e sono state 7.314 nel 2017).
«Se nel privato – ha sostenuto Mora – la crisi ha messo in risalto un maggior bisogno di sindacato, nel pubblico la maggior stabilità del posto e il blocco dei contratti per dieci anni ha finito per premiare più i sindacati di mestiere rispetto a quelli confederali».
Un dato che, pur in assenza di dati definitivi, dovrebbe essere confermato dalle elezioni per le Rsu (rappresentanti sindacali) nella scuola. Analizzando poi i dati in base alle singole categorie, i lavoratori attivi iscritti sono aumentati di 1.365 unità, mentre i pensionati sono diminuiti di 846 unità. Gli incrementi maggiori sono stati registrati nella categoria dei trasporti e logistica (+413), Nidil (lavoratori atipici, interinali) con un aumento di 484 unità e servizi e commercio (+379), mentre fanno segnare una diminuzione di 135 iscritti la Fiom e di 198 la Filctem (tessile e ceramica e gomma e chimici).
Un’ultima annotazione: le iscrizioni dovute alle richieste di disoccupazione rappresentano il 25% degli iscritti dei lavoratori attivi e 12.800 sono le pratiche svolte per il sostegno al reddito.
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