Gazzetta di Reggio

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Fondazione a pezzi, anche Melli se ne va

di Evaristo Sparvieri
Fondazione a pezzi, anche Melli se ne va

Dopo Cavazzoni hanno presentato le dimissioni al sindaco il presidente Melli e Annamaria Crisalli. Consiglio quasi azzerato

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REGGIO EMILIA. Dimissioni presentate da tre consiglieri su cinque, compreso il presidente Leo Melli. È ancora bufera sulla Fondazione dello Sport, l’ente di emanazione pubblica che il Comune ha creato perché dialoghi e collabori con il mondo sportivo reggiano, che continua inesorabilmente a perdere pezzi. Dopo l’addio di Enrico Cavazzoni, consigliere rappresentante delle società sportive che solo un paio di giorni fa ha gettato la spugna ringraziando tutti (tranne il direttore della fondazione, Domenico Savino), ieri è stata la volta del presidente, Leo Melli, nominato dal sindaco nel 2016 (dopo la rocambolesca uscita di scena di Milena Bertolini), e della consigliera Annamaria Crisalli, eletta sempre nel 2016 in quota sostenitori da Uisp, Coni e Csi, partecipanti istituzionali della fondazione.

Due nuovi addii che di fatto hanno quasi azzerato il consiglio di gestione, l’organo deliberativo della Fondazione al quale spetta il compito di prendere le decisioni da sottoporre all’attenzione e al controllo dell’assemblea e del Comitato di indirizzo. In stand-by, invece, sono le posizioni degli altri due consiglieri rimasti in sella, entrambi nominati sempre dal sindaco Vecchi, che detiene anche la delega allo sport: si tratta di Nicola Simonelli, segretario generale di Ac Reggiana 1919, e di Elena Pieracci, insegnante e formatrice di numerose società sportive. Quest’ultima attualmente si trova all’estero. E solo al suo rientro prenderà una decisione sul futuro. Le lettere di dimissioni di Melli e Crisalli sono state inviate ieri mattina. E sono finite proprio sul tavolo del sindaco e degli stessi enti sportivi, ponendo così fine con due anni di anticipo a un’esperienza che, per Statuto, sarebbe terminata nel 2020, dal momento che il consiglio di gestione sarebbe dovuto rimanere in carica per quattro anni. Una doccia non proprio gelata per il Comune, che prende tempo prima di commentare gli ultimi sviluppi, ma che da mesi tuttavia è alle prese con i malumori evidenziati in più circostanze anche da diverse società sportive. Come avvenuto a novembre, quando erano uscite allo scoperto ottenendo un incontro con il sindaco per chiedere sostanziali modifiche alla Fondazione stessa e per discutere di investimenti sugli impianti e su nuove modalità di partecipazione finanziaria. Un confronto che ha dato il via ad una serie di incontri e una commissione consiliare il 6 marzo scorso, culminati a gennaio con un’assemblea nella sala riunioni del Coni di Reggio.

Un difficile rapporto fra il livello operativo e dirigenziale e la governance di nomina politica. Sarebbero queste le ragioni all’origine delle dimissioni a raffica. In pratica, come già spiegava Cavazzoni nella lettera d’addio, per i componenti del consiglio di gestione «sono venuti a mancare i presupposti» che consentirebbero di svolgere in maniera efficace il ruolo assegnato. Una diaspora che arriva ormai a ridosso delle attività necessarie per l’avvio dei Giochi del Tricolore, in programma in estate, proprio mentre l’amministrazione è impegnata in un lungo iter di revisione dello statuto della Fondazione e del protocollo che la lega al Comune. Un percorso che, una volta giunto a termine, dovrà passare al vaglio del consiglio comunale. Era stato illustrato dallo stesso sindaco nell’assemblea di gennaio: Vecchi aveva accennato alle sfide del 2018, parlando di tre livelli di intervento, fra i quali uno snellimento burocratico per la gestione degli investimenti.

Modifiche che, al netto di ripensamenti e nuove nomine, saranno ora affrontate da un consiglio di gestione più che dimezzato, lasciando in campo oltre agli unici due consiglieri rimasti anche il direttore della fondazione, Domenico Savino, che ieri non ha voluto commentare in alcun modo le dimissioni. Ma che nell’assemblea di gennaio lamentava il mancato supporto degli uffici comunali e un organico eccessivamente esiguo, indicandoli fra le principali cause all’origine delle difficoltà incontrate dalla fondazione stessa.
 

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