L’appartarsi con un cliente veniva definito “un birillo”
REGGIO EMILIA. Un elenco di nomi e orari, che riporta i “birilli” (così veniva chiamato l’appartarsi con il cliente nel privè) messi a segno da ogni ragazza. A incastrare il gestore 69enne, e a...
REGGIO EMILIA. Un elenco di nomi e orari, che riporta i “birilli” (così veniva chiamato l’appartarsi con il cliente nel privè) messi a segno da ogni ragazza. A incastrare il gestore 69enne, e a riprova dell’esercizio del meretricio abituale nel Marylin Club, c’è un libro mastro, trovato dagli investigatori durante la perquisizione e contenente, secondo l’accusa, la contabilità necessaria per retribuire le ragazze: all’interno sono stati trovati appunti del tipo “la signorina A con Caio dalle 20 alle 20.20 = un birillo”. O due, tre, quattro birilli. Quella che ora è la prova principe in mano agli inquirenti serviva a segnare la cifra finale da saldare a ciascuna addetta. Le ragazze del night percepivano una retribuzione giornaliera “fissa” di 50 euro: ma il grosso era costituito dagli extra, dal numero di clienti che riuscivano a portare nel privè (magari con una bottiglia di champagne) e da quelli che invece preferivano proseguire la serata all’esterno del locale. Si poteva “consumare” le prestazioni sessuali a casa del cliente, in albergo o in auto: dipendeva dagli accordi che le controparti prendevano. In questo caso il denaro rimaneva in toto alle ragazze, che potevano così arrivare a racimolare 300 euro o più a sera. (am.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google