Si prostituivano per aiutare le loro famiglie
Molte ragazze, quasi tutte straniere, hanno dichiarato di dover mandare soldi a madri o figli
REGGIO EMILIA. «Ho la famiglia da mantenere ed essendo clandestina non posso svolgere altri lavori», ha detto una venezuelana. «Sono arrivata in Italia per cercare lavoro come ballerina, poi mi sono adattata», ha dichiarato una delle più giovani, una 20enne lituana. Una colombiana ha raccontato che «la mamma è malata, devo mandarle i soldi». «Sono qui per ripagare un debito», è stata la versione di una marocchina.
Sono solo alcune delle dichiarazioni delle prostitute del night, quasi tutte straniere (dal Sudamerica all’Europa dell’Est, solo due le italiane), che, sottoposte a lungo alle domande della polizia, hanno reagito con un differente grado di reticenza: c’è chi ha ammesso raccontando uno stato di bisogno fotocopia (figli lasciati in patria da mantenere e una situazione di irregolarità) e c’è stato chi, con addosso abiti succinti, ha risposto che era lì perché è socia del circolo e per divertirsi. Quando la squadra mobile ha fatto irruzione con una decina di agenti in via Socini, all’una della notte tra venerdì e sabato, all’interno del locale sono stati sorpresi 13 uomini (8 dei quali non soci) e una decina di donne, queste ultime di età compresa tra i 20 e i 35 anni e dall’aspetto avvenente.
Ai clienti, di età e ceto sociale trasversale – si andava dai 30enni ai 60enni, di nazionalità italiana e albanese – è stata posta la medesima domanda: lei sa che questo è un circolo? Mi sa dire le finalità del circolo? Le risposte dei clienti, presi in contropiede, sono state a dir poco confuse. Alcuni di loro hanno confessato di essere clienti abituali, altri hanno affermato di essere entrati per la prima volta quella sera. La stragrande maggioranza ha ammesso di non sapere nemmeno che si trattasse di un’associazione: erano convinti di entrare in un night. Tra i clienti c’è stato un 40enne che ha dichiarato di trovarsi lì con amici per festeggiare il proprio compleanno. I clienti sono stati congedati per primi, con l’avvertenza che nei prossimi giorni altri clienti – perlomeno i nominativi che figurano come soci – saranno interpellati dalla polizia. Le ragazze invece sono state trattenute e interrogate da donne poliziotto, che hanno dialogato con loro mentre i colleghi espletavano le formalità di rito. C’è voluta tutta la notte: solo alle 6 sono stati apposti i sigilli. (am.p.)
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