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Agricoltori contro i cinghiali «Ridurli anche nel parco»

VENTASSO . Arrivare ad una applicazione rigorosa dei piani di controllo dei cinghiali è ormai una necessità. Lo sostiene la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) per voce del responsabile...

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VENTASSO . Arrivare ad una applicazione rigorosa dei piani di controllo dei cinghiali è ormai una necessità. Lo sostiene la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) per voce del responsabile attività faunistico venatoria Francesco Zambonini: «Il nostro giudizio è positivo rispetto al Piano di controllo del cinghiale in montagna, presentato pubblicamente agli agricoltori la sera di martedì scorso da Atc 4. Ci rendiamo conto che raggiungere gli obiettivi di contenimento dei cinghiali nei limiti fissati dal Piano faunistico regionale e dal Piano di Atc 4 non sia facile; ci aspettiamo però che a differenza del passato, oltre all’attività venatoria si facciano anche interventi di selezione ed almeno un paio di uscite delle squadre per area assegnata per il Piano di controllo. Di fondamentale importanza sarà quindi il ruolo della Provincia come garante della applicazione dei piani». Prosegue Zambonini: «Positiva è l’entità dell’intervento di prevenzione messo in atto nel 2017, tuttavia è chiaro che accanto alla prevenzione passiva servono anche interventi attivi di allontanamento dei cinghiali, oltre a sviluppare sempre maggiore collaborazioni tra agricoltori e selettori. I danni da ungulati sono rovinosi e sono un problema sempre più sentito dagli agricoltori, lo si è visto dai momenti di tensione che non sono mancati nell’incontro dell’altra sera. Sarebbe importante che anche il Parco Appennino rispondesse alle richieste di mettere in atto attività di controllo». Nel territorio di Parco non sono possibili attività venatorie, ma potrebbero essere autorizzati prelievi gestiti direttamente dall’Ente. Su questo tema è intervenuta anche la Coldiretti, per voce di Vitangelo Tizzano e Assuero Zampini: «Nelle zone limitrofe al Parco si sta concentrando la maggioranza dei danni alle coltivazioni. L’attivazione del piano di controllo all’interno delle aree del Parco non è più rinviabile per preservare le zone agricole. Il persistere di questa situazione sta minando la fiducia sull’utilità dell’Ente verso il territorio». (l.t.)

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