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Disabilità e sessualità, al via un corso per sfatare un tabù

di Roberto Fontanili
Disabilità e sessualità, al via un corso per sfatare un tabù

Reggio Emilia, il progetto si rivolge a 80 operatori sanitari e 20 familiari. La prima lezione è stata tenuta dal professor Fabio Veglia

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REGGIO EMILIA. Affettività e sessualità nei disabili sono e restano un tabù di cui non parlare. Anche oggi quando si parla di masturbazione e autoerotismo nel mondo delle persone con disabilità fisica o mentale, c’è una sorta di rimozione, quasi queste persone fossero angeli e quindi per convinzione comune asessuati. Non è così e lo sanno bene le famiglie e gli operatori che si trovano a dover far fronte a quelli che sono degli aspetti naturali nella vita di ogni persona.

Parte da questa consapevolezza il corso di formazione che ha preso avvio lunedì scorso e rivolto a 80 operatori sanitari e a 20 familiari sul tema: “Affettività, genitorialità e sessualità delle persone disabili”.

Un corso che ha lo scopo dichiarato di dare da una parte a operatori e familiari gli strumenti per gestire quella che può diventare un problema e dall’altra aprire un confronto su questo tema con la città, con l’intento dichiarato di squarciare quel velo di ipocrisia che tenta di nasconderlo.

Il progetto presentato ieri dal vice sindaco Matteo Sassi, dal presidente di Fcr e coordinatrice del progetto “Reggio città senza barriere” e da Laura Mauri responsabile del Servizio handicap adulti dell’Ausl reggiana, nasce dai risultati della ricerca sulla sessualità nei disabili effettuata a Reggio nel 2016. Sono state 760 le persone coinvolte tra familiari e operatori e che poi è diventata una pubblicazione scientifica a disposizione di studiosi e operatori.

Da questa ricerca è emerso come il 90% degli operatori e il 66% dei famigliari fosse disponibile a partecipare a seminari e corsi specifici e vorrebbe che il nodo educazione sessuale nei ragazzi disabili fosse trattato e affrontato. Il corso si è aperto lunedì con la lectio magistralis di Fabio Veglia (professore ordinario di Psicologia clinica dell’Università di Torino) e coordinatore scientifico del Servizio disabilità e sessualità del comune di Torino, che con il progetto Passepartout è la punta avanzata in Italia e intende esplorare il tema della sessualità partendo da casi concreti. Cerca di accompagnare le famiglie e i servizi ad affrontare questo aspetto senza reprimerlo.

«La ricerca - hanno sottolineato i relatori – ha messo in luce come la sessualità e l’affettività siano spesso un aspetto sottovalutato e come sia multiforme, arrivando ad abbracciare un ampio spettro relazionale che va dal benessere, al contatto fisico inteso come carezze e coccole, fino al ricorso ai cosiddetti “assistenti sociali”. Figure non previste nel nostro sistema legislativo, come invece avviene in alcuni paesi del nord Europa. Il corso si svilupperà su 30 ore di attività in aula e coinvolge oltre a familiari e studenti di Scienze della comunicazione, medici, infermieri, psicologi assistenti sociali, coordinatori e referenti dei progetti di Comune e Fcr che assieme all’Ausl hanno pensato e ideato questo corso che è tra i primi in Italia e che vuol fare di Reggio la città da cui sia possibile far partire un movimento per affrontare su basi scientifiche il tema dell’affettività e della sessualità anche nei disabili».
 

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