I sindaci su Iren: «Stipendi sotto controllo»
Reggio Emilia, dura risposta ai colleghi contrari ai compensi deliberati nell'azienda: «Nessun aumento e l'ad guadagna meno degli altri»
REGGIO EMILIA. «Non è stato votato alcun aumento di stipendio e la retribuzione totale dell’amministratore delegato di Iren è largamente inferiore a quella degli omologhi di aziende comparabili».
Parola dei sindaci reggiani che hanno votato favorevolmente ai compensi in Iren. Una dura risposta di decine di primi cittadini reggiani ai cinque colleghi che hanno invece votato contro la proposta del comitato sulle remunerazioni della multiutility, colosso da 3,7 miliardi di ricavi raccolti con le bollette dei cittadini dei Comuni, azionisti uniti in un patto di sindacato.
«Cari colleghi – aveva scritto in una messaggio inviato agli altri sindaci Alessio Mammi, primo cittadino di Scandiano – a titolo meramente informativo, in quanto da due anni non esiste più il patto reggiano e quindi nemmeno il coordinatore, informo che voterò a favore del bilancio ma contro la relazione sulle remunerazioni. La ragione è la stessa dell’anno scorso. L’ad con il bonus di breve e lungo termine arriva a 460.000 euro annui. Vi ricorderete che avevamo chiesto un limite di 350mila. Iren sta molto meglio di qualche anno fa, ne sono consapevole. Merito ovviamente anche della governance su cui il mio giudizio è buono. Ma la coerenza secondo me è un valore importante. Ve l’ho detto per correttezza. Ciao».
Apriti cielo: ieri i sindaci, dopo averlo fatto decantare qualche giorno, hanno diramato un comunicato con la posizione unitaria dei favorevoli a quel compenso. Una proposta approvata con il 98,33% dall’assemblea dei soci Iren sui compensi. «I sindaci reggiani posero per primi il tema del contenimento della spesa per i compensi del management di Iren già nel 2013 e 2014» mettono ora nero su bianco: «I capisaldi erano la riduzione dei compensi (che allora raggiungevano anche 800.000 euro, l’esclusione di contratti a tempo indeterminato per i ruoli apicali e venne deciso, su richiesta anche di tanta parte dell’opinione pubblica, di ridurre la componente fissa dal salario e aumentare la parte variabile legata ai risultati aziendali».
Venne prevista anche un’incentivazione di medio-lungo periodo legata al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi del piano. Quindi, «sono stati rispettati gli obiettivi in relazione al compenso dell’amministratore delegato e delle figure apicali e non è stato votato alcun aumento di stipendio. Per l’amministratore delegato è rimasto sostanzialmente immutato dal 2015 ed è stimato un risparmio di oltre 1 milione di euro rispetto ai maxi compensi del 2013».
Non solo: la retribuzione totale dell’amministratore delegato di Iren, Massimiliano Bianco, è largamente inferiore a quella degli omologhi di aziende comparabili, quali ad esempio Hera o Acea) e in taluni casi meno della metà, quali ad esempio A2A, ponendo l’ad ed i dirigenti con responsabilità strategica di Iren nella fascia più bassa di mercato in termini di stipendio fisso e globale annuo.
Il compenso aumenta quindi grazie alla parte variabile del salario legata al raggiungimento degli obiettivi. «Inoltre – dicono i sindaci – lo stipendio medio lordo di un dipendente Iren è circa 40.000 euro e il compenso dell’ad nel 2017 è stato di 382.000 euro. Quindi il rapporto è inferiore a 1/10 dello stipendio medio di un dipendente aziendale; solo in caso di raggiungimento del 100% dei risultati strategici sarà di 460.000 euro».
È quindi «onesto riconoscere all’attuale management di aver portato Iren ai migliori risultati economici di sempre», anche per i «fattori di sviluppo dei territori (investimenti sulle nuove reti e impianti, manutenzioni, nuove assunzioni, maggiore sostenibilità ambientale). Gli obiettivi della riduzione dei costi generali e dei compensi sono stati pienamente rispettati e coerentemente hanno trovato voto favorevole non solo da parte dei sindaci reggiani ma dalla grande trasversalità dei soci pubblici (che non è solo territoriale ma anche politica, visto che a Torino governa M5s, a Genova e Piacenza il centro destra e a Parma una lista civica). Solo l’1,67% dei soci ha deciso di votare contro».
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