Infortuni sul lavoro È allarme dei sindacati
A Reggio nel 2017 sono state quasi 10.950 le denunce: 11 gli incidenti mortali In calo il numero dei controlli. Cgil, Cisl e Uil: «Una situazione inaccettabile»
REGGIO EMILIA. Il tema centrale del 1° maggio 2018 è un argomento sempre al centro delle discussioni sindacali: la sicurezza sul lavoro. Sicurezza che ad oggi ancora molto spesso manca soprattutto a causa della poca formazione dei giovani lavoratori e del ritardo dell’età pensionabile che porta molte persone a non riuscire più a sostenere dal punto di vista fisico i carichi di lavoro necessari.
La crisi economica, che negli ultimi anni ha attanagliato tutta l’Italia, aveva portato ad un calo degli infortuni sul lavoro, dovuto però alla diminuzione del lavoro stesso e non a un effettivo aumento della sicurezza sul luogo di lavoro. Il trend di inizio 2018 però è preoccupante e anche i dati dell’ultimo anno e dell’ultimo quinquennio non devono essere sottovalutati, perché rappresentano numeri che non possono essere accettati passivamente. «I numeri degli incidenti sul lavoro sono allarmanti - ha affermato Domenico Chiatto, segretario Cisl Emilia Centrale - e vanno a confermare la natura inaccettabile del fenomeno. Solamente a Reggio Emilia nell’anno 2017 sono state quasi 10.950 le denunce fatte per infortunio sul lavoro. Di queste circa 6.500 sono state riconosciute».
«Allarmante è anche il dato degli infortuni mortali collegati a vario titolo al lavoro – ha proseguito – sono stati 11 a Reggio Emilia nel solo 2017, mentre a livello regionale sono stati 115, il che vuol dire quasi dieci infortuni mortali al mese. In questo dato sono compresi anche gli incidenti per recarsi da casa al posto di lavoro o viceversa e anche quelli per mobilità lavorativa». Se parametrato sul quinquennio 2012-2017 il dato non è certamente più confortante: «In questo periodo sono stati 94 gli infortuni mortali collegati a vario titolo al lavoro – ha sottolineato il segretario Cisl – mentre sono 26 gli infortuni mortali avvenuti propriamente sul luogo. E questo rappresenta oggi un dato inaccettabile».
A destare ancora maggiore preoccupazione è la riduzione del numero degli ispettori della medicina sul lavoro proprio nel momento in cui avvengono segnali di ripresa da un punto di vista produttivo.
Erano 344 gli ispettori nel 2014 in Emilia Romagna, a fronte dei 312 di oggi, dove si registra anche un calo del numero delle visite di controllo effettuate all’interno delle diverse aziende: dai 21.603 effettuati nel 2014 si è arrivati ai 19.984 di oggi.
Ad incidere sull’aumento degli infortuni sul lavoro c’è il lavoro precario che colpisce i giovani negli ultimi anni, «impedendo loro di avere una formazione adeguata per svolgere le mansioni che gli vengono chieste. Perché se un ragazzo svolge per tre mesi un lavoro, poi per altri due ne fa un altro e successivamente cambia ancora come possiamo pensare che siano formati adeguatamente?» ha sottolineato Valerio Bondi della Cigl.
«Ad infortunarsi maggiormente sono i lavoratori precari e i giovani – hanno chiarito i sindacalisti – ai quali manca un’adeguata formazione a fronte di una crescente svalorizzazione del lavoro. Dall’altra parte c’è un parallelo aumento dei rischi per i lavoratori più anziani che sono sempre più spesso vittime di infortuni più gravi e di patologie legate all’aumento dei carichi di lavoro». «Preoccupante - hanno concluso i sindacalisti - è anche il costante aumento degli infortuni per le donne».
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