«Non sono un traditore: è un’opportunità»
Bertinelli: «Così avremo un posto nei tavoli che contano per difendere le nostre eccellenze»
REGGIO EMILIA. Il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, entro sei mesi potrebbe rappresentare la Coldiretti nei grandi tavoli internazionali in cui si contrattano gli scambi per le Dop italiane. Non è ancora chiaro se come “consulente” o con una carica come presidente territoriale. Ma la strada sembra segnata.
Presidente Bertinelli, perché ha preso la tessera di Coldiretti?
«La cosa nasce diversi mesi fa. Coldiretti mi contatta e, consapevole che Dop e Igp sono un motore di sviluppo dell’agroalimentare, mi ha chiesto di aiutarla su questo fronte».
Ma è una mossa vissuta da molti, soci reggiani in primis, come un tradimento.
«Nessun tradimento. Siamo di fronte a un sistema politico abbastanza fragile e tu devi sedere ai tavoli dove le negoziazioni si fanno davvero ed essere forte. Non solo ora non abbiamo governo ma nemmeno un ministro dell’Agricoltura. Gli accordi bilaterali internazionali sono importanti e la Coldiretti ha una grande lungimiranza in merito».
Ma quale ruolo avrà in Coldiretti? Lei non era con la Cia?
«Quando sento questa polemica mi altero. La nostra azienda e mio padre sono iscritti alla Cia. Ma io personalmente non mi sono mai iscritto e non sono mai stato un militante. Chi dice che avrà la presidenza di Coldiretti dice bugie perché c’è un percorso democratico che si deve realizzare in un’associazione. Nicola Bertinelli è una persona assolutamente libera. Gli viene chiesto a livello personale un impegno perché è competente, perché ha vissuto 5 anni all’estero e parla un inglese fluente. Mi hanno detto “Vorremmo che fossi tu la persona che rappresenta un progetto in difesa delle Dop italiane”. E io ho subito condiviso con i miei consiglieri questo percorso chiedendo di gestire insieme questa che considero un’opportunità per il Consorzio del Parmigiano Reggiano».
E loro come l’hanno giudicata questa opportunità?
«Tutti mi hanno detto che se la cosa è ben gestita va bene. Capisco però che non sia facile da digerire per chi non fa parte del mondo Coldiretti. Ma al produttore che si sveglia tutte le mattine interessano i risultati. E per averli bisogna fare lobbing. Coldiretti ha aperto una linea di credito verso una persona onesta e competente. Anche la Cia è coinvolta in questo mio percorso così come la cooperazione. Ad essere valutati dovranno essere i risultati. È triste che qualcuno voglia strumentalizzare la questione: fa male al Consorzio stesso».
Quindi andrà fino in fondo?
«È un percorso che si può fermare ma tutte le classi di interesse sono state informate e coinvolte. Le associazioni sono già nel Consorzio. Vorrei che il nostro mondo fosse un po’ più maturo dal punto di vista strategico, più smart e in questi mesi ci siamo riusciti senza demagogia. L’agricoltura italiana deve essere più forte». (e.l.t.)
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