Parmigiano Reggiano è polemica sul presidente
Bertinelli era stato eletto come indipendente ma ha preso la tessera di Coldiretti Cervi (Cia): «Doveva essere l’uomo dei caseifici: ha disatteso il nostro mandato»
REGGIO EMILIA Nicola Bertinelli ha da poco preso la tessera della Coldiretti e nel Consorzio del Parmigiano Reggiano scoppia la polemica.
Per la sua elezione, appena un anno fa, erano stati determinanti i 9 voti dei consiglieri reggiani, che lo avevano preferito ad Alessandro Bezzi - reggiano in quota Coldiretti - perché il parmense Bertinelli era un candidato presentatosi come indipendente, vicino alla Cia ma senza averne mai indossato la casacca. Aveva promesso di stare dalla parte dei caseifici e non delle associazioni di categoria che innervano il sistema di gestione e potere dell’ente di tutela, cassaforte del formaggio italiano più rinomato e imitato al mondo.
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Poi, in questi giorni, è venuta a galla la notizia del tesseramento del presidente Bertinelli con la Coldiretti, agguerrita associazione di categoria nella quale sta per iniziare una probabile scalata. C’è chi dice che vuole arrivare alla presidenza regionale, chi ancora più in alto.
Lui frena: «Questo percorso con Coldiretti è un’opportunità anche per il nostro consorzio di tutela ed è stato condiviso con tutti i nostri interlocutori» spiega Bertinelli (leggi articolo sotto). Per alcuni però, reggiani in primis, è una sorta di tradimento del mandato iniziale. Per le altre associazioni è una sorta di assalto alla diligenza: il Consorzio era prima nelle salde mani dello “zar bianco”, il reggiano Giuseppe Alai, presidente di Confcooperative rimasto in sella per un ventennio. Poi è arrivato Bertinelli, presidente informale, studi all’estero e inglese fluente, votato più al marketing che alle liturgie assembleari, e che non sembra accontentarsi della presidenza del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano. L’ascesa in Coldiretti ne è l’esempio e giunge a un mese dall’elezione alla vice presidenza di Arepo, la rete europea delle regioni produttrici di Dop e Igp che sembra ora solo l’antipasto.
I mal di pancia, però, si sprecano. «Noi della Cia abbiamo creduto al percorso di innovazione annunciato da Bertinelli - si sbilancia Antenore Cervi, presidente della Cia di Reggio Emilia che solitamente usa il calibro ad ogni uscita - e quindi anche noi siamo rimasti sorpresi di questa sua scelta che non condividiamo nelle modalità. Bertinelli è stato eletto con un mandato e per la prima volta Reggio ha fatto la differenza puntando sull’indipendenza del presidente. Poi, per carità, verrà giudicato successivamente per il suo operato nel Consorzio. Però non so nemmeno se questa storia della doppia tessera Cia-Coldiretti possa stare in piedi. Se la sua scelta di iscriversi alla Coldiretti servirà a unificare il mondo agricolo, potrà dirlo solo il tempo. Certo è che ha compiuto un passo importante, con un’associazione con la quale peraltro abbiamo rapporti difficili». L’azienda di Bertinelli, infatti, è storicamente legata alla Cia, spiazzata quindi dalla scelta del presidente.
Il primo confronto sul nodo Coldiretti tra i caseifici reggiani e Bertinelli era atteso per l’assemblea di lunedì scorso a Reggio. Il presidente era però a Roma ma i rumors si sono susseguiti ai vari capannelli formatisi davanti al buffet del dopo riunione.
La questione Coldiretti-Bertinelli apre quindi un alto fronte rilevante a livello politico sia interno che esterno. Per molti torna ad inasprirsi il confronto prima di tutto con il mondo delle cooperative, da sempre maggioranza nel Consorzio di tutela ma che ha perso la presidenza con il mandato di Bertinelli. Un altro confronto che giunge dopo il complesso via libera - storicamente complicato - ai piani produttivi necessari per calmierare la produzione del Parmigiano Reggiano e sostenerne i prezzi, vera cartina di tornasole per qualsiasi presidenza.
Della Coldiretti si era parlato in Consorzio anche poche settimane fa, dopo il sequestro delle 18mila forme al caseificio La Rocchetta di Suzzara e Luzzara. Nonostante il successivo dissequestro il presidente del caseificio mantovano, Paolo Carra, si era “autosopeso” dalla Coldiretti, di cui è presidente provinciale.
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