Sacerdoti divisi sul centro islamico
Casalgrande: nell’omelia del 25 aprile don Rossi parla di apertura verso l’altro. Nei giorni scorsi il collega si diceva contrario
CASALGRANDE. Visioni lontane anche nel mondo parrocchiale, e richiami al passato resistenziale che finiscono per parlare dell’oggi. Il futuro dell’ex macello di Veggia, acquistato dalla comunità islamica di Sassuolo per trasformarlo in un centro culturale, continua ad essere al centro della vita di Casalgrande. Vi sono timori sulla destinazione della struttura che generano tensioni fra i residenti e hanno dato vita a prese di posizione politiche.
E non solo: nelle ultime settimane alle polemiche si sono uniti uno striscione di protesta della formazione di estrema destra Forza Nuova e un vandalismo di sfregio, la posa di due teste di maiale davanti ai cancelli del grande complesso oggi inutilizzato. Anche la festa della Liberazione, celebrata mercoledì, ha riportato al centro il tema. Durante la messa officiata nel capoluogo durante il programma del 25 aprile, il parroco casalgrandese don Luigi Rossi ha offerto una riflessione partita dai fatti del 1945 ed arrivata ai giorni nostri, al «futuro da costruire insieme», citando anche questione Veggia. Diverse insomma dalle dichiarazioni del sacerdote di Veggia e Sant’Antonino don Carlo Taglini, di pochi giorni fa.
Lo stesso ha fatto il sindaco Alberto Vaccari nel suo discorso in piazza. «Qualcuno forse pensa di vivere in un grande gioco, dove libertà e diritti siano semplici parole. Ma questa invece è vita vera, sulla pelle delle persone. Sono persone quelle che alcuni vorrebbero discriminare», ha affermato. «Fare resistenza, oggi, significa proprio combattere contro questi rigurgiti, a volte nascosti nel buio della notte, a volte espliciti con dichiarazioni sovversive. Può bastare una singola voce xenofoba o fascista per sollevare dubbi e paure. Servono centinaia di voci di buon senso per fare argine. Casalgrande queste voci di buon senso le ha, sono ovunque, nelle frazioni e nei quartieri», ha aggiunto rivolgendosi ai suoi concittadini. Parole che invitano alla calma, ad una calma che per ora appare lontana. Anzi, le parole e i gesti di queste settimane hanno fatto alzare la tensione, ed ora c’è particolare attesa – unita a preoccupazione – per l’assemblea pubblica in programma il 7 maggio a Veggia per discutere dell’argomento. Una delle paure è quella della creazione di una nuova moschea, ma all’oggi l’ipotesi sarebbe impraticabile.
Gli attuali strumenti urbanistici non lo permetterebbero, e a oggi la comunità islamica non ha presentato ufficialmente nessun progetto agli uffici comunali, per avviare eventualmente le pratiche necessarie ad un cambio di destinazione d’uso.
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