Gazzetta di Reggio

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La crisi è alle spalle, ma il precariato dilaga

Il report della Cgil: 104.680 i nuovi contratti nel 2017 (+3.680), l’85,4% è a tempo determinato

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REGGIO EMILIA. Precari, in un mercato del lavoro finalmente in ripresa, che torna ai livelli pre-crisi. Ma senza riuscire a offrire garanzie o prospettive di stabilità. È lo scenario che emerge nell’ultimo report sul mercato del lavoro messo a punto dalla Cgil: un focus dettagliato, che prende in esame il quadro occupazionale degli ultimi dieci anni nella nostra provincia, evidenziando punti di forza e di debolezza. In totale, i rapporti di lavoro avviati nel 2017 sono stati 104.680 contro le 101.000 cessazioni, mantenendo un saldo positivo (+3.680) come già avvenuto nel biennio precedente, ma registrando una leggera diminuzione rispetto al rapporto tra 2016 e 2015 (+4.349).

Numeri dietro i quali, tuttavia, si nasconde un aumento del turn-over e della mobilità: scendono infatti a quota 15.296 gli avviamenti al lavoro con contratti a tempo indeterminato (14,6% del totale, contro il 18,4% dell’anno precedente), mentre contemporaneamente salgono a 89.934 gli avviamenti con contratti a tempo determinato (85,4%, contro l’81,6% del 2016). Indici che, secondo la Cgil, testimoniano un aumento dell’utilizzo volante e precario di manodopera, a scapito di una effettiva stabilizzazione. Anche in considerazione del fatto che il numero medio di rapporti avviati nel 2017 raggiunge quota 1,69, con un rialzo del 15% rispetto al 2007.

A farne le spese, soprattutto i lavoratori con un età compresa tra i 25 e i 44 anni: il 51,6% del totale degli avviamenti pro capite è concentrato proprio in questa fascia di età, con un numero che va da 1 a più 20 avviamenti nell’arco di un solo anno. Ma dal sindacato reputano preoccupante anche la situazione di precarietà che coinvolge i lavoratori over 45 anni, pari al 27,6% del totale di avviamenti pro capite.

Nel report della Cgil, inoltre, viene sottolineato come un peggioramento qualitativo del mercato del lavoro sia dimostrato anche dal calo della quota di avviamenti a tempo pieno negli ultimi 5 anni, passati dal 72,5% al 68,6%, a fronte di una quota degli avviamenti a tempo parziale cresciuta dal 27,5% al 31,4%.

In pratica, commentano dal sindacato, «è evidente che un aumento della quota di avviamenti a tempo parziale comporta un incremento di avviamenti e di lavoratori necessari a determinare un posto di lavoro a tempo pieno».

L’aumento della precarietà è riscontrabile anche dall’analisi della tipologia di rapporti di lavoro avviati. Nel 2007 gli avviamenti a tempo indeterminato erano il 23% del totale, oggi sono solo il 14,6%. Gli avviamenti a tempo determinato erano il 77%, oggi sono l’85,4%.

In termini assoluti gli avviamenti a tempo indeterminato sono calati (-8.550), mentre quelli a tempo determinato sono cresciuti (+9.554) rispetto al 2007. Dati che diventano ancora più preoccupanti se sommanti anche ad altre tipologie contrattuali, come ad esempio l’apprendistato e le quote di lavoro domestico e/o intermittente, fino a far salire a quota 95.624 gli avviamenti al lavoro considerabili a vario titolo precari (91,3%) contro i 9.056 rapporti di lavoro stabili (8,7%). Esaminando gli avviamenti per tipologia contrattuale, infine, dal report emerge che nel 2017 c’è stato un boom del lavoro intermittente “a chiamata”: in un anno sono quasi triplicati, registrando un aumento di 4.444 avviamenti, per un un incremento del 289%.

Notevole è stato anche l’incremento del lavoro interinale (+ 8.011 avviamenti, +35,6%). Gli avviamenti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sono invece calati di 1.239. «Il 91,3% del totale degli avviamenti al lavoro sono costituiti di contratti oggettivamente precari a scapito dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato che rappresentano solo l’ 8,7% del totale degli avviamenti», concludono dalla Cgil.



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