Ora anche il Parco dice sì al “prelievo” di cinghiali
Ventasso: Cia e Coldiretti avevano denunciato i danni provocati dagli ungulati L’Ente: «Non è nel nostro interesse una presenza così alta di questi animali»
VENTASSO. Dopo le prese di posizione di Cia e Coldiretti, che sottolineavano la necessità di intervenire per una riduzione dei cinghiali anche nelle zone legate al Parco nazionale, per limitare i danni alle coltivazioni nel territorio appenninico, è lo stesso Ente Parco che ora interviene spiegando di essere disponibile a una «piena e convinta collaborazione fattiva per il controllo della popolazione del cinghiale sul territorio». Che comprenda anche la riduzione dei capi all’interno del proprio perimetro, gestita direttamente.
Lo chiarisce con una nota lo stesso Parco. «Ribadiamo quanto già impostato e proposto nei precedenti incontri con Regione, Provincia, associazioni, agricoltori: entro quattro settimane sarà presentata la proposta di un nuovo piano di intervento per la riduzione del cinghiale anche all'interno del perimetro - si legge - Azioni in tal senso si sono peraltro già effettuate negli anni scorsi. Serve preparare bene adeguate motivazioni e documentazioni, affinché la proposta sia di nuovo concretamente accolta, come deve essere, dal Ministero e dall’Ispra. Non è assolutamente nell’ interesse del Parco Nazionale Appennino, né dei parchi in genere, la presenza di un così alto numero di cinghiali sul territorio».
Sulla presenza complessiva della popolazione di cinghiale sull'insieme del territorio appenninico la nota del Parco spiega: «Se consideriamo complessivamente il territorio appenninico, il perimetro del Parco è parte molto contenuta, ma confermiamo la già dichiarata disponibilitá a collaborare per misure di riduzione anche più drastiche e radicali. Ciò ovunque, ma in particolare nell'area di Bismantova che ha un'alta vocazione agricola e altrettanta vocazione turistica. Non c'è dubbio che le attività di agricoltura e turismo debbano essere prese in considerazione e prevalere su altri interessi, compreso quello venatorio. Ove ci fosse l'accordo dichiarato della Regione, delle associazioni agricole e venatorie, il Parco nazionale è pronto anche a provvedere direttamente al prelievo, attraverso i chiusini, con numeri di capi prelevati ed efficacia statisticamente maggiori».
«Allo stesso modo - conclude la nota sul tema sollevato dalle associazioni degli agricoltori – il Parco, nei limiti delle proprie competenze e disponibilità, potrà collaborare per avviare una filiera economica più trasparente di lavorazione e commercializzazione delle carni». (l.t.)
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