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Sequestrati 15 milioni a un... nullatenente

Sequestrati 15 milioni a un... nullatenente

Trovato dalla Finanza un “testamento” con i possedimenti, l’imprenditore Foroni dichiarato socialmente pericoloso

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REGGIO EMILIA. Non finisce di stupire l’inchiesta della Finanza di Modena su un cosiddetto “grande evasore”, Maurizio Foroni, imprenditore 49enne residente a Castelnovo Sotto e che faceva affari nel Modenese e in tutto il nord d’Italia. Poco tempo fa venne alla luce il nascondiglio segreto: una parete scorrevole che come nei film si apriva col telecomando e che celava la stanza del tesoro, dove erano occultate mazzette di soldi per oltre centomila euro. Questa volta invece è spuntato un testamento.

Una dichiarazione d’intenti che Foroni aveva affidato al suo legale, da aprirsi in caso di decesso: oltre a costituire le sue ultime volontà circa le spartizioni ai famigliari quel testamento era, letto dal punto di vista dei finanzieri, una specie di “dichiarazione dei redditi”. C’era tutta la lista delle sue proprietà e delle società.

Da qui e grazie al lavoro d'intelligence del reparto speciale del Scico, Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, la guardia di finanza modenese ha ricostruito il quadro dell’impero economico creato per evadere l’Iva allo Stato e a questo punto ha chiesto ed ottenuto dalla procura modenese che tutto venisse sequestrato.

Come è stato possibile arrivare a questo provvedimento?

I finanzieri hanno dato esecuzione a una misura di prevenzione patrimoniale prevista dal “codice antimafia” emessa dalla sezione penale del tribunale di Reggio Emilia che, in accoglimento di analoga richiesta avanzata dal pm Valentina Salvi, ha disposto il sequestro di beni immobili e mobili registrati, disponibilità finanziarie (beni intestati a anche terzi), per un valore di circa 15 milioni di euro, riconducibili a Maurizio Foroni.

Pellicce, auto di lusso, polizze assicurative, conti correnti, soldi in contanti, orologi, una villa in Versilia con una decina di stanze oggetto di ristrutturazione per costruirvi la piscina, altre case a Sondrio, terreni in Toscana, altri beni a Lucca, La Spezia, un residence immobiliare nel Reggiano di circa due milioni di euro, altri beni a Ferrara. Lui però, che ostentava ricchezza e faceva una vita molto agiata, risultava nullatenente.

Le Fiamme gialle in sostanza hanno evidenziato una reiterata propensione a delinquere dell’imprenditore, tale da fargli assumere la veste di “grande evasore”.

Non solo, per la prima volta la Finanza di Modena è arrivata al sequestro dei beni, una misura prevista dal codice antimafia, per reati slegati dal contesto mafioso. Foroni infatti è stato ritenuto “socialmente pericoloso” per la collettività e i suoi crimini economici sono stati considerati dagli inquirenti tanto gravi da essere trattati con gli stessi strumenti che normalmente vengono riservati alle attività di stampo mafioso. Per arrivare a tanto basta ripercorrere le operazioni della Finanza scattate tre anni fa, quando venne sgominata un'associazione dedita a maxi frodi sull'Iva e a una lunga lista di reati fiscali, che era costata l’arresto a sei persone.

Il capo, la mente di questa rete era Maurizio Foroni, ora sotto processo per tutti i reati contestati nella vicenda che prese il nome di “operazione Plafond”. Foroni è libero, in attesa dell’esito del processo per i fatti appurati tra il 2014 e 2015, che riguardano le maxi frodi sull’Iva operate attraverso alcune società che si occupavano del commercio di materiale informatico.

Il meccanismo, secondo la Finanza, faceva leva sulla normativa che concede alle imprese che esportano all’estero di acquistare beni e servizi senza pagare l’imposta, ovviamente entro un certo limite (il plafond Iva). Ma gli imprenditori in questione, pur non versando l’Iva ai propri fornitori, vendevano i prodotti in Italia, intascandosi l’imposta.(s.to)

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