Gazzetta di Reggio

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Va' in 'merica ma con intermittenza

Stefano Scansani
Va' in 'merica ma con intermittenza

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. Va’ in ‘Merica. Lo conoscete, vero? È l’antico invito rivolto ai perditempo, a chi davvero per farsi passare il morbìno avrebbe dovuto andare in America dove trovava lavoro, e lavorava davvero. Da quei tempi soltanto il morbìno è finito: l’allegria sfaccendata non c’è più. In Italia la fame di lavoro è prepotente e l’estero – la ‘Merica, o meglio l’estero – torna a essere l’attrazione, la decisione, la grande fuga.

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Scrivo confrontando due fotografie. La prima è quella che la collega Martina Riccò mi ha mostrato per la scelta della prima pagina di ieri. Ritrae il rifacimento e l’allargamento del ponte sul Rodano della via Emilia a Reggio, anno 1929. L’immagine fa parte della mostra che Anas dedica ai suoi novant’anni, allestita nell’ambito dell’esposizione sui 22 secoli della via Emilia ai Musei Civici.

La seconda a cui ha fatto riferimento la collega Riccò è fissata nel nostro immaginario collettivo: “Lunch atop a Skyscraper” (pranzo in cima a un grattacielo). Ritrae undici operai nella pausa di mezzogiorno su una putrella d‘acciaio nel cantiere del Rockfeller Center di New York a 260 metri da terra, anno 1932.

La memoria del cantiere reggiano è più vecchia di tre anni, non ci restituisce la sospensione spettacolare di quella americana, vertigini comprese. Ma è vera, autentica, rispetto a quella newyorchese, di proprietà degli archivi Corbis e probabilmente costruita, scenografata là per aria.

L’immagine reggiana, quella del ponte in costruzione sul Rodano, è caratterizzata dall’orizzontalità della pianura, del fiume, della via Emilia. Il realismo dei lavoratori, la fragilità del legno delle impalcature, le pietre e la terra sono nostri. Questa foto – in mostra ai Musei Civici sino al 1° luglio – contrassegna come un’icona il senso di Reggio per il lavoro, la sua storica celebrazione laica, il fatto che la città e la provincia godono ancora di una fama di pragmatica laboriosità.

Proprio a questo segno distintivo la Gazzetta dedica l’inchiesta sul lavoro e i lavoratori in vista del Primo Maggio (ieri la prima puntata). Prometeia aveva stimato il tasso di disoccupazione reggiano al 4,4% per il 2017 e previsto in flessione sia nel 2018 (4,1%) che nel 2019 (3,9%). La nostra è nel gruppo di testa delle province italiane a miglior tenuta, considerando che il tasso nazionale si aggira ora sul 10,9%. Buon segno, ma con novità cattive: la crisi è alle spalle, però il precariato dilaga.

La Cgil sul 2017 nel suo rapporto ha registrato 104.680 nuovi contratti (3.680 in più rispetto all’anno precedente), ma l’85,4% è a tempo determinato. A questi, numerosissimi, va aggiunto l’aggettivo di “intermittenti”.

La ripresa è dunque distorta, è più funzionale alla nuova economia che un’opportunità per la vecchia fame di lavoro. La prima corre e guarda alla ‘Merica, la seconda non passa. Non è intermittente.
Era il 1886 quando Filippo Turati scrisse il testo dell’Inno dei Lavoratori: “Il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà: o vivremo del lavoro o pugnando si morrà”. Rima vecchia, tema irrisolto.
s.scansani@gazzettadireggio.it

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