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Iren media con Enrico Bini che frena sulla vendita

Iren media con Enrico Bini che frena sulla vendita

Via dal patto: il primo cittadino di Castelnovo Monti a colloquio con Cesare Beggi  «I piccoli Comuni contano poco ma non escludo che potremmo tenere dei titoli»

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REGGIO EMILIA. Enrico Bini tira il freno sulla cessione totale delle azioni di Iren. Il sindaco di Castelnovo Monti ha una fiche potenziale da 3,5 milioni di euro in tasca ma deve decidere se giocarla tutta o meno, per mettere così una pezza ai troppi lavori pubblici fermi a causa delle ristrettezze di bilancio nelle quali vive il Comune “capoluogo” della montagna reggiana. Una settimana fa ha confermato l’intenzione di realizzare quell’incasso in toto vendendo le azioni di Iren in capo al suo Comune, che ha 1,2 milioni di titoli ma racimola “solo” 88mila euro quest’anno in dividendi. Vuol dire uscire dall’orbita della multiutility, che forma il collante finanziario della politica locale. Uno schiaffo annunciato che ha alzato un polverone, soprattutto in casa Pd, partito prima egemone tra i Comuni azionisti, ma che ha perso i grandi azionisti pubblici.

Solo Reggio Emilia resta in orbita Pd, mentre Genova e Torino – con i quali era forte anche l’asse politico che sosteneva Iren – sono passati ai 5 stelle e al centrodestra, mentre Parma è saldamente nelle mani del civico Federico Pizzarotti, ex 5 stelle avvicinatosi a Reggio.

Ecco allora che sono partiti i pontieri, e il sindaco Bini – da sempre critico sulla mutazione dell’ex municipalizzata, diventata un colosso da 3,7 miliardi di ricavi – ha annunciato una frenata. Nella prima nota ufficiale dopo le indiscrezioni, Bini parla dell’uscita dal patto di sindacato in Iren come di una scelta non inedita. Si rifà all’esperienza di Castellarano – uscita peraltro in polemica – «e non significa per forza un distacco definitivo dalla multiutility». Il pontiere si chiama Cesare Beggi, ex sindaco di Quattro Castella assunto da Iren come «Responsabile Iren per i Rapporti con gli Enti locali», e con il quale Bini «ha esaminato» l’uscita dal patto «in piena tranquillità e senza alcun contrasto».

Bini punta all’uscita dal patto tra i sindaci di Iren per svincolare il pacchetto azionario e venderlo già l’anno prossimo. «Ma non è escluso che si possa anche ritornare all’interno del patto, pur con una quota azionaria minore», aggiunge Bini, che sottolinea: «Con la stessa incidenza attuale sulle decisioni che del resto, ho già avuto modo di sottolinearlo, per i piccoli Comuni è realmente molto bassa. Oggi Iren è una realtà pienamente inserita nella dimensione del libero mercato, non possiamo più pensarla come l’azienda dei Comuni e del territorio».

Con quei soldi via libera ai lavori nel comune montano. Dal Centro culturale Polivalente al Palazzo Ducale o l’ex Consorzio Agrario nel capoluogo e l’ex Cinema Ariston a Felina. «Tutte queste ipotesi – avverte Bini – comunque potranno essere discusse concretamente a partire dal 2019, quindi nel prossimo mandato amministrativo».

Enrico Lorenzo Tidona

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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