«Molto preoccupanti i casi di tumore sviluppati al lavoro»
L’Inca reggiana commenta i dati Inail su infortuni e malattie In calo le morti bianche, ma «è alto il pericolo per l’amianto»
REGGIO EMILIA. Da un lato un calo degli episodi di morti sul luogo di lavoro, ridotte a zero nei primi tre mesi del 2018. Dall’altro il numero più alto in tutta l’Emilia-Romagna di denunce all’Inail per malattie professionali. È questo il quadro reggiano che emerge dall’analisi degli open data dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, effettuata dall’Inca Cgil. Un’elaborazione nazionale e regionale che permette di analizzare in modo critico le condizioni di lavoro anche nella provincia di Reggio Emilia. E che evidenzia un fenomeno particolarmente preoccupante: quello dei tumori provocati dall’ambiente lavorativo e, in particolare, dall’amianto.
A spiegarlo è Giorgia Zanellato, responsabile reggiana di Inca Cgil per il settore danni da lavoro. «Quando all’interno del sindacato affrontiamo questa tematica – spiega senza mezzi termini – ci viene la pelle d’oca. Si tratta di una questione molto complessa perché gli stessi dati forniti dall’Inail siamo convinti non rappresentino la situazione reale dei lavoratori». All’Istituto, infatti, nel primo trimestre 2018 sono stati denunciati 50 casi di tumori legati al lavoro in tutta la regione, cinque in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. In realtà però, prosegue Zanellato, «c’è pochissima prevenzione sul tema e spesso quando un lavoratore scopre di avere questa malattia chiede l’invalidità civile all’Inps e non si rivolge all’Inail. Da una parte non c’è attenzione nel collegarlo alle cause ambientali di lavoro, dall’altro è necessario a livello medico stabilire con certezza che sono proprio le condizioni di lavoro ad aver provocato quel tumore. E questo è tutt’altro che facile perché in tanti casi ci sono più fattori scatenanti esterni come ad esempio il fumo».
Fra tutti i fattori di rischio ambientale che possono provocare tumori, il primo è certamente l’amianto. Una problematica grave, sulla quale sono stati aperti decine di processi in tutta Italia e da cui non è esente neanche Reggio Emilia.
«L’amianto è stato bandito nel 1992 – prosegue la sindacalista reggiana – ma il mesotelioma legato a questo materiale ha un tempo di latenza di 30/40 anni e nei prossimi anni assisteremo probabilmente a un picco di queste patologie, come sta già in parte accadendo. Anche a Reggio, penso ad esempio al caso Cemental, o all’eternit di Rubiera».
Da questo punto di vista però, rassicura la rappresentante dell’Inca, le nostre strutture sanitarie sono un’eccellenza a livello nazionale: «Al Santa Maria Nuova ad esempio, considerando proprio il boom della malattia che dovrebbe arrivare in questi anni, è stato aperto uno sportello dove lavora un medico del lavoro dell’Inail. Quando identificano un mesotelioma fanno partire in automatico una denuncia all’Istituto, che è poi velocissimo nel valutarlo e generalmente nel giro di un mese dà un responso. Perché, è bene ricordarlo, per contrarre un mesotelioma dall’amianto non è necessario averci lavorato a stretto contatto per molto tempo, è sufficiente averne respirato una fibra anche una sola volta».
Per quanto riguarda le denunce di malattie professionali nel loro complesso, Reggio – nonostante un leggero calo rispetto al 2017 – mantiene il triste primato regionale in rapporto alla popolazione residente, superando anche la metropoli bolognese. Sono stati 319 i casi nei primi tre mesi del 2018 su un totale di 1.811 in tutta l’Emilia-Romagna.
«Le denunce all’Inail per malattia professionale – continua la Zanellato – sono in crescita perché l’età e l’anzianità lavorativa si sono alzate e di conseguenza cresce l’esposizione prolungata nel tempo a un rischio sul luogo di lavoro. Vi è poi molta più consapevolezza, fino a qualche anno fa non si sapeva molto riguardo ai meccanismi dell’Inail mentre adesso fra colleghi ci si parla e come patronati si è fatta tanta promozione».
Non c’è però un settore che incide più di un altro, «dipende dalle zone e dalle province. Reggio Emilia ad esempio ha più casi di malattie legate alle produzioni metalmeccaniche o di ceramiche, la Romagna all’agricoltura. In generale comunque si parla quasi sempre di patologie che interessano gli arti superiori e la schiena. Lo stress, invece, è ancora difficile dimostrare che sia collegato solo al lavoro».
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