Correggio di corsa per la nazionale italiana amputati
Erano in oltre 1.200 i partecipanti alla gara podistica di solidarietà: i fondi a sostegno dei giocatori che andranno ai mondiali del Messico. Il capitano è Francesco Messori
CORREGGIO.In 1.200 domenica 29 aprile, in corso Mazzini, hanno preso parte alle camminate non competitive dedicata alla nazionale italiana di calcio amputati. Un serpentone arancione, come il colore delle magliette, si è snodato per le vie del paese mentre il campo da calcio sintetico allestito per l'occasione dall'azienda locale Waterproofing srl ha ospitato dimostrazioni e partite.
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LA GIORNATA. È stata una grande festa di sport e di solidarietà, quella di ieri, che ha avuto lo scopo di raccogliere fondi per sostenere la nazionale che dal 24 ottobre al 10 novembre parteciperà ai campionati mondiali in Messico. Francesco Messori, capitano della squadra, e mister Renzo Vergnani non potevano avere accoglienza migliore, proprio nella loro stessa città natale da dove tutto è partito. Il ricavato dell' iniziativa “Si corre verso i mondiali” è stato devoluto all’associazione “Stampelle Azzurre”.
L’evento è stato organizzato dal gruppo guidato da Emiliano Davolio, in collaborazione con la Virtus Correggio, l’amministrazione comunale e diversi sponsor. Al seguito della Nazionale italiana di calcio amputati erano presenti diversi bambini dell’associazione “Un amore per la vita” di Fano. L’unione tra la città marchigiana e la Nazionale ha radici lontane con il primo raduno della storia della squadra organizzato proprio a Fano nel gennaio 2013. Negli anni la città ha accolto vari raduni tecnici, ha ospitato l’incontro internazionale contro la Polonia nel 2017 e ha battezzato il progetto “Un Amore per il Calcio” che, con l’associazione “Amore per la Vita Onlus”, ha portato alla nascita dell’Accademia Under 16 del Calcio Amputati.
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Il correggese Francesco Messori, oggi 19enne, è uno straordinario ragazzo nato con una sola gamba e una grande passione per il calcio. La sua avventura inizia quando decide di creare una squadra di calcio, ma ha difficoltà a trovare altri ragazzi con cui giocare e in più i regolamenti glielo impediscono, per via delle stampelle. Poi la svolta: non solo il Coni ha fatto sì che Francesco potesse giocare, ma che, come già accadeva in Europa, si potesse costituire una Nazionale di calcio amputati che potesse anche partecipare alle Olimpiadi. E così è stato. Ieri mattina, sotto un cielo grigio che minacciava pioggia, si è giocata una partita tra la Nazionale di Calcio Amputati e la Virtus Bagnolo, di quarta categoria, affiliata al Siena Calcio che ha donato a capitan Messori la maglietta con scritto “#iovogliogiocareacalcio”. Prima del calcio d’inizio, mano sul cuore e inno di Mameli. Poi una partita mista con gli azzurri e i bimbi dell'associazione di Fano.
Simpatico il momento in cui la sindaca Ilenia Malavasi, nel ruolo di portiere, ha cercato di parare i rigori di due bimbi amputati. Un evento che ha divertito e nel contempo commosso: non c’era differenza tra chi giocava con le stampelle, ma un solo unico sentimento in campo: la solidarietà. A dimostrazione di questo il fatto che in tanti hanno voluto solo acquistare le magliette arancioni senza partecipare alla corsa partita puntuale alle 10.30 con tanto di countdown. L’evento è stato presentato da Lionello di Radio Bruno.
Presenti all’evento in piazza Giovanni Achenza, medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016, atleta di Paratriathlon e Andrea Meschiari atleta handbike.
L'INTERVISTA. Francesco Messori è il giovane dalla cui volontà è nata la Nazionale Italiana Calcio Amputati. Grande appassionato di calcio nato senza una gamba, a 17 anni Francesco ottiene nel 2011 dal Centro Sportivo Italiano di Modena la possibilità di giocare nella Basi c League di calcio a 7.«Sapevo che ce l’avrei fatta. Sono nato così ma ho sempre odiato la protesi. Non avendo perso l’arto durante la mia vita non ho mai sentito il bisogno di averlo. A undici anni ho deciso di abbandonare la protesi e di vivere e di giocare a calcio con le stampelle» racconta.
«Un tempo erano considerate un oggetto pericoloso in campo e per questo potevo solo allenarmi e non disputare partite ufficiali. Ho iniziato a cercare su Internet ma in Italia non c’era nulla. In altre nazioni si. In Turchia, ad esempio, da anni si disputa un campionato di professionisti a 20 squadre, pure in Polonia e Inghilterra ed anche in altri Paesi che hanno conosciuto la guerra e nei quali, purtroppo, a causa delle mine antiuomo diversi ragazzi hanno perso un arto – spiega - Ho realizzato un sogno ma non mi accontento. Ora andiamo in Messico a giocarci i Mondiali. L'obiettivo? Arrivare tra le prime quattro nazionali sulle 24 partecipanti anche se Turchia e Russia sono le favorite».
E Renzo Vergnani, mister della Nazionale di Calcio Amputati aggiunge. «Aver fatto giocare a calcio un ragazzino di 7 anni ha fatto si che iniziassi questa avventura con la Nazionale. Quel bambino era proprio Francesco: unica particolarità, era nato senza una gamba. Lui - racconta - dopo un qualche anno mi dice che gli sarebbe piaciuto creare una squadra di amputati, voleva misurarsi con ragazzi con la sua stessa particolarità e io quasi inconsciamente gli dico: “Il mister ce l'hai già, io”. Ho sempre allenato giovanili fin dal 1992 ed ora mi occupo solo della Nazionale. Ho a disposizione una rosa di 25 giocatori ma in Messico ne porterò solo 15. I nomi? No è troppo presto. Abbiamo molto lavoro: a maggio raduno a Crotone e il 19 giochiamo contro la Scozia, poi raduno a Genova. A giugno stage a Porto Mantovano e allenamento a Valeggio sul Mincio».
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