«È necessario rinsaldare i confini tra uomo e lupi»
Ventasso, l’assessore regionale Caselli sulla ricolonizzazione dell’Appennino «Favoriti dall’aumento degli ungulati ma anche da errati comportamenti umani»
VENTASSO . Sta facendo discutere esperti e amministratori la relazione tenuta dall’assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli, sulla presenza del lupo sul territorio emiliano. Una presenza che ormai, come ha spiegato la Caselli, è forte e diffusa su tutto l’Appennino e la collina, fino alle porte delle città. Tanto da affermare che può considerarsi «stabilmente occupato tutto il territorio a sud della via Emilia».
Caselli ha anche affermato che è molto complicato oggi dire quanti siano davvero i lupi, perché «il monitoraggio condotto con Ispra si è interrotto quando si è avuta conferma della completa ricolonizzazione dell’intera area appenninica. I dati sono frammentari, però nell’ultimo decennio è stato possibile osservare un’espansione naturale della specie verso nord su tutto il territorio regionale, con esemplari riproduttivi stabilmente presenti a ridosso di alcune delle principali città emiliane. E questo a causa di due fattori concomitanti: l’espansione degli ungulati selvatici, in particolare cinghiale e capriolo, verso le quote meno elevate, e il concreto aumento della densità del predatore che spinge gli esemplari in dispersione a muoversi non solo lungo la storica direttrice appenninica est-ovest ma, verosimilmente, anche lungo l’asse sud-nord».
Conclude la Caselli: «Alcuni elementi oggettivi come il rinvenimento di carcasse, predazioni su animali domestici, avvistamenti, portano a considerare come stabilmente occupato tutto il territorio regionale a sud della via Emilia, con significative ripercussioni sulle attività antropiche destinate a produrre conflitti. Ad esempio fino a quando il lupo si mantiene a densità molto basse i rapporti con il cane sono caratterizzati quasi esclusivamente dal fenomeno dell’ibridazione. Purtroppo in aree ad alta densità si assiste invece all’incremento della predazione nei confronti degli esemplari domestici. Dati preliminari, ottenuti grazie all’applicazione di collari Gps-Gsm ad alcuni esemplari, confermano che il lupo è indotto, anche a causa di errati comportamenti umani quali smaltimenti non conformi di carcasse di animali e di altri residui zootecnici come le placente, a cercare cibo in prossimità di zone abitate, sviluppando comportamenti in grado di aumentare, in modo particolarmente significativo, le interazioni con i cani domestici».
Temi che sull’Appennino reggiano erano stati accennati anche dall’esperto del Parco nazionale Willy Reggioni. La Caselli ha spiegato che la Regione sta studiando contromisure da condividere con il ministero dell’Ambiente «per ristabilire e rinsaldare il necessario confine tra la specie lupo e l’uomo». Non si parla apertamente di prelievi selettivi, ma in altre regioni se ne discute apertamente già da tempo.
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